Se da una parte è naturale farsi trasportare dal vento dell’innovazione e abbracciare il futuro che l’intelligenza Artificiale sta plasmando, dall’altra è giusto che certe cose rimangano così come sono, inalterate nel tempo e intangibili nel lungo periodo. È su questo equilibrio sottile che si muove la decisione della Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che ha introdotto nuove regole per limitare l’uso dell’AI nelle candidature agli Oscar a partire dal 2027.
Il nuovo regolamento stabilisce un principio chiaro: le performance attoriali dovranno essere esclusivamente umane. Niente personaggi generati interamente dall’Intelligenza Artificiale, né ricostruzioni digitali autonome. L’AI potrà essere utilizzata solo come supporto tecnico, senza sostituire l’origine umana dell’interpretazione. Una decisione che tutela paternità artistica, mantenendo centrale il contributo dell’attore.
Ancora più delicato è il tema delle sceneggiature. Per concorrere agli Oscar, dovranno essere riconducibili a una matrice umana, senza un uso sostanziale di strumenti generativi. L’Academy si riserva la possibilità di effettuare verifiche, in un contesto dove piattaforme come ChatGPT o altri sistemi avanzati sono già utilizzati per brainstorming e revisione dei testi.
A innescare il dibattito è stato anche il caso di Tilly Norwood, attrice virtuale di uno sketch comico presentato al Zurich Film Festival lo scorso 27 settembre, che ha acceso i riflettori sui rischi di sostituzione e sulle ambiguità legate ai diritti d’immagine. Un segnale che l’industria non può più ignorare.
Resta però una domanda aperta: dove finisce il supporto e dove inizia la creazione? In un’epoca in cui l’AI può scrivere trame, dialoghi e strutture narrative al posto dell’uomo, il confine si fa sottilissimo. Forse, più che impedire totalmente l’uso della tecnologia, la sfida è quella di ridefinire cosa significa davvero “creare”: cosa distingue un’opera prima da una replica? Perché il cinema, prima di essere tecnica, resta uno sguardo umano sul mondo. E quello, almeno per ora, non è replicabile.
L. P.
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