L’Intelligenza Artificiale nasce come alleata al servizio dell’uomo per agevolare il lavoro e le attività quotidiane, rendendole più rapide ed efficienti. Oltre a essere un supporto però è anche uno strumento prezioso contro gli aspetti negativi del web, è diventa talvolta sia causa sia soluzione di alcuni problemi.
Uno dei fenomeni emersi online è il cyberbullismo, termine coniato nel 2002 dallo studioso B. Belsey per indicare atti aggressivi, persecutori o molesti compiuti tramite strumenti digitali. Oggi i social media sono parte integrante della vita quotidiana di adulti e ragazzi che coltivano hobby, relazioni e scambi di informazioni. Offline come online il bullismo è sempre esistito e nel tempo si è compreso come le parole possano ferire quanto la violenza fisica.
Il rapporto tra bullo e vittima supera ormai i confini geografici: non serve frequentare la stessa scuola o vivere nella stessa città, basta un click per fare del male. Secondo i dati ISTAT, già nel 2023 il 68% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di essere stato vittima di cyberbullismo.
L’Intelligenza Artificiale però non resta a guardare e si mette al servizio del bene comune. Negli ultimi anni sono nati in tutta Italia app e programmi basati su sistemi intelligenti per individuare e contrastare la violenza online. Queste applicazioni analizzano in tempo reale messaggi, commenti e chat per riconoscere linguaggi offensivi, minacce o prese in giro ripetute, valutando anche tono e contesto per distinguere uno scherzo da un attacco mirato. Quando viene rilevato un comportamento a rischio, l’app può bloccare i messaggi o segnalarli a moderatori, genitori o personale scolastico. Alcune offrono anche supporto emotivo tramite chatbot con consigli su come reagire e strumenti per salvare eventuali prove utili in caso di segnalazione.
J. S.
Diritto dell’informazione
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