La decisione di Investcloud di chiudere la sua unica sede italiana a Marghera ha acceso il dibattito tra innovazione tecnologica e lavoro. La filiale dell’azienda di Los Angeles ha avviato le pratiche di licenziamento per tutti e 37 i suoi dipendenti per cessazione di attività nello stabilimento. La decisione è stata presa in seguito ad un cambiamento del modello organizzativo, basato su sistemi integrati con l’Intelligenza Artificiale e la chiusura rientra in un più ampio processo di trasformazione logistica avviato dal gruppo negli ultimi 18 mesi, ha spiegato l’azienda a Federmeccanica, organizzazioni sindacali e Confindustria Veneto Est.
La multinazionale ha inviato una lettera alle parti sociali dove ha spiegato che l’attuale modello di business “sviluppato nel tempo secondo un modello fortemente distribuito in diversi Paesi nel mondo e parzialmente basato su soluzioni adattate a livello locale, non risulta più compatibile con l’obiettivo di realizzare una piattaforma tecnologica integrata centrata su soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale”. Nei giorni a venire è prevista un’assemblea dei lavoratori per decidere quali provvedimenti prendere, anche attraverso il tavolo di crisi della regione Veneto.
La notizia ha suscitato forti reazioni da parte delle organizzazioni sindacali. I segretari dei sindacati Cgil e Fiom Venezia, Daniele Giordano e Michele Valentini, hanno chiesto l’apertura immediata di un confronto istituzionale per tutelare lavoratrici e lavoratori coinvolti. Hanno inoltre ribadito che non si tratta solo di una riorganizzazione aziendale, ma che “siamo davanti ad un caso emblematico che dimostra come l’Intelligenza Artificiale non sia affatto neutra”.
Matteo Masiero, segretario della Fim Cisl di Venezia, ha espresso preoccupazione: “Serve che si operino azioni e si definiscano nuove regolamentazioni per arginare un fenomeno che rischia di allargarsi in tutto il settore dell’Ict”. Il caso, per Masiero, è una dimostrazione di come l’automazione e l’uso crescente dell’intelligenza artificiale rischiano di ridurre progressivamente il ruolo delle sedi locali e di mettere in discussione molte delle tutele tradizionali del lavoro.
Nonostante in situazioni come questa sia molto più facile vedere solo il lato negativo, quello per cui software di AI sempre più sofisticati tolgono posti di lavoro, è molto importante tenere presente che ci sono stati tantissimi altri casi in cui l’intelligenza ha generato opportunità. L’esempio concreto è rappresentato da aziende come OpenAI che negli ultimi anni hanno dato vita a nuove professioni come i prompt engineer. Come per ogni cosa quindi è fondamentale ampliare la propria prospettiva e valutare entrambe le facce di un’unica medaglia.
L. P.
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