L’arrivo senza freni dei sistemi di Intelligenza Artificiale ha reso il lavoro un tema centrale all’interno della discussione pubblica: più precisamente, si sta verificando una vera e propria scissione che vede da un lato gli integrati, ottimisti in tema di rivoluzione digitale, e dall’altro gli apocalittici, che ne evidenziano i limiti e i pericoli.
Qual è l’impatto dell’AI sulla produttività? Senza dubbio, le tecnologie supportano attivamente i professionisti con competenze elevate: permettono di implementarne le abilità cognitive e tecniche. Inoltre, l’automazione permette di sostituire il lavoro mediamente qualificato: questo comporta effetti di polarizzazione salariale e occupazionale. A ciò si aggiunge il fatto che i sistemi di AI riescono a intervenire anche nello svolgimento di task complessi. Dunque, si verifica un fenomeno di espansione del raggio di sostituibilità.
Ma l’ondata rivoluzionaria si spinge ancora più avanti. Gli strumenti di AI stanno confluendo anche nel mondo dell’impresa: diversi studi hanno dimostrato come il loro utilizzo in quest’ambito sia cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni. Ma a quale prezzo? Le tecnologie possono contribuire ad aumentare i livelli di precarietà e le varie forme di disuguaglianza.
Ma di che differenze si tratta? Innanzitutto, i lavoratori con un reddito basso e competenze scarse sono particolarmente esposti al rischio di perdita del posto di lavoro; i lavori femminili sono maggiormente esposti alla possibilità di sostituzione: questo mette a rischio l’occupazione femminile nelle diverse parti del mondo; infine, le aree meno avvantaggiate in tema di capitale tecnologico e infrastrutture digitali rischiano di essere tagliate fuori dai benefici potenziali della rivoluzione.
La sfida contemporanea più urgente è quella di attuare un intervento di “upskilling”, riqualificando la forza lavoro. Quali sono le competenze richieste? Occorre menzionare l’importanza di sviluppare competenze tecniche digitali, complementari ai sistemi di AI, socio-relazionali e cognitive. Dunque, il fulcro della questione consiste nell’orientare i sistemi formativi verso una trasmissione dinamica delle nozioni, sviluppando forme di apprendimento continuo.
L’obiettivo deve essere quello di guidare l’AI con linee guida e sistemi ad hoc: solo in questo modo sarà possibile indirizzare la spinta innovativa.
L.V.
Diritto dell’informazione
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