Nel dibattito sull’intelligenza artificiale si parla spesso di capacità, rischi e limiti. Molto meno ci si interroga su ciò che conta davvero: le aspettative delle persone. E sono proprio queste a raccontare che tipo di futuro stiamo costruendo.
In questo senso si inserisce l’indagine di Anthropic, uno studio condotto in 159 paesi, Italia compresa, con l’obiettivo di rispondere a tre grandi questioni: cosa vogliono le persone dall’AI? Come utilizzano questa tecnologia? E, infine, quali sono le loro più grandi paure e speranze? Allo studio hanno partecipato 80.508 persone, di cui circa 2.700 italiane, che hanno fornito altrettante opinioni sull’AI.
Il metodo di ricerca utilizzato è una novità assoluta: un sistema capace di porre domande di approfondimento e di interpretare le sfumature emotive delle risposte in oltre 70 lingue. Per analizzare le interviste, Anthropic ha utilizzato dei classificatori che hanno organizzato i contenuti a seconda delle aree di pertinenza: desideri, preoccupazioni, atteggiamento generale verso l’AI e aspirazioni, la categoria più importante. Il tutto è stato fatto rispettando al massimo la privacy dei partecipanti.
Dai risultati è emersa una buona disposizione della maggior parte del campione verso l’intelligenza artificiale, circa l’80%. Si parla di crescita personale, produttività e una gestione più fluida della vita quotidiana: l’AI è vista come un’amica fidata per essere più efficienti sul lavoro e recuperare di conseguenza tempo da dedicare a sé stessi e alla famiglia.
Il restante 20% tuttavia non è da sottovalutare. Pur rappresentando una minoranza, ci sono ancora molte persone che nutrono dubbi sui possibili sviluppi futuri dell’AI. I timori sono legati principalmente all’ affidabilità di questi sistemi, con un accento al fenomeno delle ‘allucinazioni’ (la tendenza dell’AI di generare informazioni false date per buone). Seguono preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro e la riduzione di autonomia decisionale: molti degli intervistati sostengono che un abuso delle tecnologie possa portare ad una graduale mancanza di capacità cognitive.
Dell’80% già citato prima, c’è una porzione piccolissima, il 6%, che dichiara di rivolgersi all’ intelligenza artificiale per cercare un supporto emotivo e imparare a gestire traumi e lutti. Una donna ha confessato di aver trovato nell’AI un interlocutore dalla sconfinata pazienza per parlare della perdita della madre, in un contesto in cui non si sentiva a suo agio a confidarsi con amici o familiari.
Insomma, alleata, consulente a volte persino confidente: sembra che l’intelligenza artificiale possa essere tutto questo e molto di più. Tuttavia, è importante ricordare che, soprattutto nelle situazioni più delicate, questi sistemi tendono spesso a compiacere l’utente, fornendo risposte che appaiono rassicuranti ma non necessariamente corrette.
L. P.
Diritto dell’informazione
“Diritto dell’informazione: la bussola per orientarsi tra notizie e giurisprudenza.”
Continua a seguirci!
▶️ https://dirittodellinformazione.it/chi-siamo/

















