Bastano pochi clic per costruire una falsa identità online. E, altrettanto rapidamente, per distruggere la reputazione e la serenità di una persona reale. Quella che ha portato il Garante per la protezione dei dati personali a sanzionare Bakeca srl, società che gestisce un noto portale di inserzioni gratuite, è una storia che mette in luce i rischi nascosti dietro le piattaforme di annunci
Al centro della vicenda, una donna che si è ritrovata improvvisamente bersaglio di telefonate indesiderate da parte di sconosciuti. Il motivo? Due annunci pubblicati a sua insaputa sul portale, nelle categorie “massaggi-benessere” e “amore-incontri”, contenenti il suo numero di telefono e riferimenti alla sua attività lavorativa. Uno degli annunci, in particolare, presentava contenuti espliciti di natura intima, aggravando ulteriormente l’impatto sulla sua vita privata.
Nonostante la gravità della situazione, la rimozione dei contenuti è avvenuta solo dopo una diffida formale. La successiva segnalazione al Garante ha fatto emergere un quadro preoccupante: la piattaforma consentiva infatti l’inserimento di dati personali di terzi senza alcuna verifica sulla legittimità dell’operazione. Gli annunci erano stati pubblicati da un utente anonimo, registrato tramite email temporanee e quindi non identificabile.
L’Autorità ha accertato violazioni rilevanti: assenza di una base giuridica per il trattamento dei dati, mancato rispetto dei principi di correttezza e carenze nelle misure di sicurezza. La sanzione di 5mila euro si accompagna all’obbligo per la società di rafforzare i controlli, introducendo strumenti in grado di verificare che chi pubblica un contatto sia effettivamente autorizzato a farlo.
Il caso solleva una questione più ampia: quanto sono davvero sicuri gli spazi digitali che utilizziamo ogni giorno? Senza adeguate garanzie, il confine tra libertà e abuso diventa pericolosamente sottile. E a pagarne il prezzo, troppo spesso, sono le vittime invisibili di un sistema ancora fragile.
L. P.
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