L’ecosistema blindato di Apple finisce nuovamente nel mirino dei regolatori, questa volta sul terreno strategico dello storage virtuale. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha infatti avviato un procedimento formale nei confronti del colosso di Cupertino per verificare il rispetto degli obblighi di interoperabilità. Si tratta di un passaggio storico, poiché per la prima volta l’antitrust italiano esercita i poteri ispettivi nazionali conferiti dal Digital Markets Act (DMA), il regolamento europeo nato per garantire la libera concorrenza all’interno dei mercati digitali ed evitare abusi di posizione dominante da parte dei grandi gatekeeper.
Al centro dell’istruttoria c’è il profondo divario funzionale imposto da Apple tra il proprio servizio proprietario, iCloud, e le piattaforme concorrenti gestite da terze parti. Secondo gli elementi raccolti dall’AGCM, i sistemi operativi iOs e iPadOs escluderebbero i fornitori alternativi di cloud consumer dall’accesso alle medesime funzionalità software concesse a iCloud. Il nodo principale riguarda l’impossibilità per gli utenti di effettuare un backup integrale e automatico dei propri dispositivi — incluse impostazioni, foto e dati sensibili delle applicazioni — su server esterni come Google Drive o OneDrive, limitando di fatto la libertà di scelta dei consumatori.
Questo presunto blocco tecnologico non solo altera le dinamiche di mercato, ma incide direttamente sulle tasche degli utenti, disincentivati a migrare verso abbonamenti diversi. Apple ha storicamente difeso la chiusura della propria architettura software sollevando motivazioni legate alla sicurezza informatica e alla protezione dei dati gestiti dai propri algoritmi e sistemi di AI. L’indagine italiana, condotta in stretta collaborazione con la Commissione Europea, si concluderà entro il 31 marzo 2027 e potrebbe costringere l’azienda a ridefinire i confini della propria infrastruttura a livello globale.
F.T.
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