Immaginare uno scenario in cui un robot umanoide si allontana dal proprio operatore e vaga da solo per strada non è più fantascienza. Soltanto nel 2025, nel mondo sono stati consegnati circa 18.000 robot, con un aumento del 508% secondo le rilevazioni di IDC. Proprio per rispondere a questa rapidissima diffusione, la startup padovana EZ Lab ha sviluppato il Robot Digital Passport (DRP), il primo passaporto digitale pensato per identificare gli umanoidi e facilitarne il recupero.
Il progetto, presentato a New York e successivamente alla fiera dell’innovazione VivaTech di Parigi, affronta un problema molto concreto riscontrato durante i test nei luoghi pubblici, nelle scuole e nelle fabbriche. Come evidenziato dal CEO Massimo Morbiato, parliamo di macchine che possono pesare decine di chili e muoversi a una velocità che raggiunge i 20 km/h. Se uno di questi dispositivi perde la connessione e si allontana, oggi è impossibile risalire al legittimo proprietario poiché mancano sistemi di identificazione standardizzati.
Il passaporto digitale funziona in modo simile a una medaglietta intelligente. Tramite un QR code o un chip NFC applicato sulla macchina, chiunque può effettuare una rapida scansione con lo smartphone per visualizzare istantaneamente i dati essenziali: produttore, modello, numero seriale e, soprattutto, il contatto diretto del responsabile o dell’assistenza tecnica.
Non si tratta di un semplice accorgimento tecnico, ma di una tutela legale e sociale fondamentale per costruire la fiducia del pubblico. A differenza dei sistemi di codifica governativi cinesi, limitati ai soli robot esportati, la soluzione italiana è la prima a identificare chi utilizza la macchina sul campo. Uno strumento tempestivo per regolare una convivenza tra umani e automi ormai vicina.
A.C.
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