Mentre gli sconti del 28 novembre hanno attirato un’ondata di traffico, le segnalazioni di frodi sono aumentate in modo esponenziale, delineando un ecosistema criminale più rapido, scalabile e professionale di quanto si sia mai visto in passato.
Le piattaforme di monitoraggio europee e i centri di ricerca dedicati alla sicurezza informatica confermano una crescita senza precedenti delle campagne di impersonificazione dei brand, dei siti clone e dei domini falsi registrati appositamente per intercettare consumatori distratti dal vortice delle offerte.
Il fenomeno del phishing e delle truffe durante il Black Friday non è nuovo, ma quest’anno ha assunto una dimensione strutturale: l’Intelligenza Artificiale non è più un accessorio nelle mani dei cybercriminali, bensì il motore che ne aumenta automaticamente la portata, la qualità grafica e la velocità di diffusione.
Il cambiamento più evidente si nota nella perfezione dei siti fraudolenti, ormai indistinguibili da quelli autentici. Le pagine imitano in ogni dettaglio i grandi retailer, replicando perfino servizi di assistenza animati da chatbot capaci di rassicurare l’utente, rispondere in tempo reale, simulare ordini e verifiche di magazzino.
L’aumento della registrazione di domini quasi identici agli originali, spesso attivi per pochi giorni prima di essere oscurati, crea una rete di inganni difficile da intercettare sia per gli utenti sia per i marketplace. In Italia, come in altri Paesi europei, le analisi mostrano un picco di nuove registrazioni sospette nelle settimane precedenti al Black Friday, con schemi ricorrenti che indicano strategie coordinate.
L’AI ha trasformato le e-mail fraudolente, storicamente riconoscibili per errori o incongruenze, in fedeli riproduzioni di comunicazioni ufficiali. Accanto a queste tecniche più evidenti, agiscono anche metodi invisibili come l’e-skimming, che consiste nell’iniettare un codice malevolo in siti reali compromessi, intercettando numeri di carta e dati sensibili nel momento stesso in cui vengono digitati.
Nonostante molti utenti si ritengano competenti, proprio durante il Black Friday aumentano i casi di frode che colpiscono anche chi ha familiarità con le minacce informatiche. La spiegazione è psicologica: la pressione temporale delle offerte, l’affollamento di notifiche e la sensazione di urgenza abbassano la soglia di attenzione.
Il meccanismo di scarsità, alla base del marketing del Black Friday, riduce la capacità di valutazione critica e rende più probabile il clic su un link sospetto o l’inserimento dei dati su un sito non verificato. L’AI inoltre amplifica ulteriormente il problema, perché la truffa non è più generica, ma personalizzata sull’utente attraverso targeting algoritmico basato su comportamenti, interessi e cronologia di navigazione.
In questo scenario, il primo livello di protezione resta la prudenza dell’utente, anche se la vera svolta potrà arrivare solo integrando l’Intelligenza Artificiale anche nelle difese, con modelli predittivi in grado di rilevare anomalie comportamentali, pattern di registrazione dei domini, variazioni sospette nei flussi di traffico e segnali linguistici invisibili all’occhio umano.
Il Black Friday 2025 diventa così un banco di prova decisivo per la sicurezza digitale, e dimostra ancora una volta la necessità di adottare una strategia coordinata che coinvolga piattaforme, istituzioni e settore privato, con investimenti in modelli di difesa evoluti almeno pari a quelli impiegati dai criminali.
S.B.
Diritto dell’informazione
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