La Prima Sezione civile della Cassazione, con l’ordinanza n. 9997 del 17 aprile 2026, ha confermato la condanna di Reti Televisive Italiane S.p.A. per diffamazione a mezzo televisivo. Al centro della vicenda, due servizi del programma “Le Iene” riguardanti il caso clinico di un bambino di 18 mesi afflitto da una grave forma di diabete mellito. La Suprema Corte ha ribadito che il diritto di cronaca e di critica trova un limite invalicabile nella verità oggettiva (o putativa) dei fatti.
Nel caso di specie, i servizi presentavano il pediatra come l’unico responsabile del drammatico esito clinico del minore, utilizzando titoli suggestivi come “Rovinati dal pediatra” o “I danni della malasanità”. Tuttavia, gli accertamenti giudiziari hanno dimostrato l’assenza di un nesso causale esclusivo tra l’operato del medico e l’edema cerebrale che aveva colpito il bambino. La Corte ha ritenuto che la narrazione televisiva avesse alterato la realtà dei fatti, veicolando un messaggio distorto e gravemente lesivo della reputazione del professionista, eccedendo i limiti della continenza e della corretta informazione.
La decisione è un chiaro esempio di come la spettacolarizzazione di una vicenda giudiziaria non possa giustificare l’attribuzione di responsabilità individuali in contrasto con le evidenze processuali emerse.
L. P.
Diritto dell’informazione
“Diritto dell’informazione: la bussola per orientarsi tra notizie e giurisprudenza.”
Continua a seguirci!

















