L’Intelligenza Artificiale e il lavoro sono al centro di una trasformazione profonda che sta ridisegnando gerarchie, accessi e rendimenti nel mercato occupazionale, in un contesto in cui le lauree proteggono in parte dalla disoccupazione e non è più ascensori sociale come un tempo e i salari dei mestieri tecnici stanno aumentando, ma il ceto medio cognitivo si sta restringendo.
Secondo un recente studio pubblicato negli Stati Uniti, tra i giovani statunitensi di età compresa tra i 20 e i 24 anni la laurea offre una protezione relativa contro la disoccupazione. Oltre la metà dei laureati americani risulta sottoccupata a un anno dal titolo, una larga parte rimane intrappolata in questa condizione nel lungo periodo. Lo studio evidenzia che, guardando ai salari medi negli Stati Uniti nel 2024, gli stipendi riguardanti mestieri tecnici superano stabilmente i 90 o 100 mila dollari annui, collocandosi su livelli comparabili, in alcuni casi superiori a quelli di molte lauree. È in questo scenario che l’Intelligenza Artificiale inizia a produrre i suoi effetti più rilevanti.
Oltre l’80% dei leader aziendali utilizza strumenti di AI generativa almeno settimanalmente, quasi la metà quotidianamente. Una quota crescente misura il ritorno sull’investimento e dichiara risultati positivi in termini di efficienza. Le aziende che integrano l’AI tendono a rallentare il recruiting, a ridurre i ruoli junior e a comprimere la fascia intermedia del lavoro cognitivo. La domanda che attraversa il dibattito pubblico è se l’AI porterà a ridurre il lavoro complessivo. Le evidenze attuali suggeriscono una risposta più prudente e meno spettacolare, più produttività, meno persone per unità di output. È una trasformazione che restringe gli accessi e polarizza le opportunità.
La sfida non è difendere ogni posto esistente, ma governare la transizione, ripensando formazione, accessi e valore del lavoro in un’economia in cui l’efficienza non coincide più automaticamente con il progresso sociale. Il rischio, altrimenti, è un futuro con più tecnologia e meno spazio per chi sta nel mezzo.
V.L.
Diritto dell’informazione
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