E’ opinione comune che per molti temi, in particolar modo quelli più delicati, le persone tendono a fidarsi più delle parole di chi ha vissuto in prima persona la vicenda che degli esperti.
Per questo motivo, ormai un anno fa negli Stati Uniti Google aveva introdotto la funzione What People Suggest in via del tutto sperimentale, con l’obiettivo di radunare, grazie all’ AI, pareri e suggerimenti degli utenti online riguardo la salute: un modo per unire informazioni autorevoli e esperienze reali di persone che hanno affrontato problemi simili. The Guardian però ha fatto notare che ad oggi tale funzione non risulta più, ma la società non sembra essersi espressa in proposito.
Tuttavia, nonostante condividere la propria esperienza sia molto importante, è bene tenere presente che gli utenti online, essendo inesperti, possono riportare nei loro commenti imprecisioni e errori, informazioni inesatte che l’intelligenza artificiale può dare per buone. Di conseguenza, com’è naturale pensare, quando parliamo di un ambito tanto delicato quale quello della salute, anche il minimo errore può diventare pericoloso.
A fronte delle dichiarazioni di Google, che ha affermato che la rimozione della funzione non è stata motivata da problemi di sicurezza o inesperienza degli utenti, la Commissione Internet e Tecnologia di New York ha presentato una proposta di legge che potrebbe diventare operativa nei prossimi mesi, che vieta ai modelli di AI di fornire agli utenti risposte che, normalmente, necessiterebbero del parere di uno specialista.
In equilibrio tra esperienza personale e competenza scientifica, la tecnologia si muove su un terreno ancora instabile. L’idea di dare voce ai pazienti resta forte, ma senza filtri adeguati rischia di trasformarsi in una sorgente di disinformazione. La sfida non è più quella di scegliere tra umanità e autorevolezza, ma trovare un modo per farle convivere senza mettere a rischio la sicurezza di chi cerca risposte.
L. P.
Diritto dell’informazione
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