La tutela dei minori online è diventata una questione centrale di salute pubblica. Oggi, infatti, la questione non riguarda più soltanto l’accesso a contenuti inappropriati, ma il rapporto sempre più stretto tra ecosistemi digitali e benessere psicologico dei più giovani. Il digitale, infatti, è uno spazio di socializzazione, di riconoscimento e di costruzione dell’identità.
Nel dibattito pubblico l’attenzione resta spesso concentrata sui contenuti dannosi, ma non più sufficienti a spiegare da soli il disagio crescente tra gli adolescenti. In molti casi la sofferenza nasce dall’esperienza quotidiana online. I ragazzi vivono in ambienti segnati da un confronto permanente con i pari, dalla ricerca continua di approvazione e dall’esposizione costante al giudizio sociale.
Il punto cruciale è che il problema non dipende solo da ciò che si vede online, ma dal modo in cui l’ambiente digitale è progettato per trattenere e coinvolgere l’utente.
Di fronte a questo scenario, la risposta più immediata appare quella del divieto: limitare o impedire l’accesso dei minori ai social media. È una soluzione politicamente intuitiva, ma tecnicamente fragile.
Nel digitale, infatti, la verifica dell’età è facilmente aggirabile; i minori possono spostarsi verso piattaforme meno controllate; possono diffondersi account condivisi o fittizi e restano invariati i fattori che producono disagio.
Il diritto europeo aveva già indicato una strada diversa rispetto alla logica del divieto. La Direttiva sui servizi di media audiovisivi, con l’articolo 28-bis, ha esteso alle piattaforme di video-sharing obblighi di protezione dei minori senza imporre l’esclusione degli utenti giovani in cui veniva chiesto alle piattaforme viene richiesto di adottare misure concrete per ridurre i rischi.
Lo stesso approccio è oggi rafforzato dal Digital Services Act, che obbliga le grandi piattaforme a valutare e mitigare i rischi sistemici, inclusi quelli per i minori. In sostanza, la regolazione europea parte dal presupposto che i minori continueranno a usare questi strumenti.
In questa prospettiva, la tutela dei minori online deve essere affidata a una cooperazione stabile tra autorità pubbliche e regolatori, piattaforme digitali, scuola e comunità educative, famiglie e organizzazioni. Solo integrando questi livelli si può intervenire davvero sui fattori che oggi alimentano ansia, isolamento e dipendenza digitale.
V.L.
Diritto dell’informazione
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