Secondo gli Stati Uniti (USA) e l’Europa (UE), l’AI costituisce uno strumento fondamentale che incentiva la crescita economica, l’innovazione industriale, la sicurezza nazionale e trasforma i servizi pubblici. Nonostante condividano questa visione, i percorsi intrapresi sono diversi sia sul piano normativo sia su quello economico sia su quello geopolitico.
Il rischio che questa progressiva divisione può comportare è la frattura della solidità transatlantica, favorendo la presenza di un terzo attore nel mondo dell’AI: la Cina.
A livello normativo, l’UE ha adottato l’AI Act, il primo regolamento al mondo sull’Intelligenza Artificiale, a tutela dei diritti dei cittadini e per incentivare la fiducia in questi strumenti, imponendo obblighi e catalogando questi sistemi sulla base dei loro rischi. Al contrario, Gli USA seguono l’approccio della deregolamentazione: lasciando libertà d’azione alle aziende private. Le istituzioni intervengono limitatamente, offrendo strumenti volontari. L’idea americana è che l’innovazione debba potersi sviluppare liberamente, e la gestione di eventuali rischi possa essere affrontata successivamente attraverso interventi mirati.
Sul piano economico, Gli USA dominano il panorama mondiale con investimenti di centinaia di miliardi di dollari in tecnologie intelligenti. Non si può dire la stessa cosa dell’Europa, i cui investimenti sono ostacolati da vincoli fiscali. La forte dipendenza dai modelli americani rischia di compromettere il ruolo di pioniere dell’UE .
Ciò costituisce una grande opportunità per la Cina, che si fa strada con ingenti investimenti pubblici e il coordinamento centrale nello sviluppo dell’AI.
Altre divergenze riguardano la dimensione geopolitica e la dimensione finanziaria. La Cina è sempre stata vista come uno tra i principali rivali degli USA sia nel settore economico sia in quello tecnologico. Invece, l’UE ritiene necessaria la presenza cinese, nonostante la consideri scomoda.
Sul piano finanziario, le banche statunitensi hanno ben integrato le tecnologie intelligenti nelle operazioni di analisi di rischi, estendendo il loro intervento fino all’assistenza clienti.
A causa della rigidità dell’AI Act che etichetta la maggioranza delle app finanziarie come “ad alto rischio”, l’utilizzo rapido ed economico di queste tecnologie viene compromesso.
Sulla base di quanto detto, la prospettiva futura punterà verso una cooperazione selettiva, basata sull’intesa su standard globali e sulla ricerca e sulla distanza su regole interne, tempistiche di integrazione e approccio alla Cina.
C.Z.

















