Per le piccole e medie imprese aggiornare le proprie strutture, dividere le reti in zone sicure e mantenere copie di backup scollegate da internet sono azioni fondamentali per garantire la continuità del lavoro.
Solo nel 2025 sono stati rilevati 2.755 incidenti di cyber attacchi con una crescita dimostrata pari al 36% dal 2024. In Italia l’aumento è pari al 13% con 280 incidenti con un alto tasso di gravità. Le proteste aumentano e il risultato ad oggi non è rassicurante: i cyberattacchi continuano e non si fermano davanti a nulla. Gli hacker camminano allo stesso passo di chi cerca la protezione dei dati online, riuscendo ad avvalersi di programmi per raggirare i limiti virtuali. Dalle ricerche di Clusit emerge una certa incapacità dell’Italia nel riuscire a controllare questi attacchi. La stessa Sofia Scozzari, membro del Comitato Direttivo di Clusit ha sottolineato come diversi attacchi informatici siano riusciti ad andare a segno causando danni significativi alle aziende prese di mira e non solo sul piano tecnico e operativo ma anche sull’immagine di tali organizzazioni colpite. Ha anche ricordato che già nel secondo semestre del 2024 si era registrato un numero sorprendente di incidenti, superando quota duemila, un livello mai raggiunto prima. Nel primo semestre del 2025, infine, il totale si stava avvicinando ai tremila episodi.
Le tensioni nazionali e internazionali però stanno evidenziando un fenomeno emerso dall’aumento di episodi di hackeraggio: si tratta di hacktivism. Con questo termine ci si riferisce alla tendenza di combinare l’attivismo con l’hacheraggio al fine di promuovere o difendere una causa. L’obbiettivo è quello di creare consapevolezza e attenzione su un determinato tema creando disagio. In Italia oltre la metà degli ultimi incidenti noti rientra proprio in questa categoria, superando persino il cybercrime. Le organizzazioni risultano quindi esposte ad attacchi motivati da ragioni politiche e sociali e il numero degli episodi del 2025 è già più di una volta e mezza rispetto all’anno precedente.
Tra le tecniche più diffuse in questi attacchi ci sono quelle chiamate Dos o DDoS, che puntano a far saltare un sito o un servizio con un numero enorme di richieste, rendendolo inutilizzabile per gli utenti legittimi.
J. S.
Diritto dell’informazione
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