Alle 9.50 del 21 marzo del 2006, un uomo di nome Jack Dorsey ha pubblicato il primo tweet della storia, completamente ignaro di ciò che stava facendo e di quello che si sarebbe verificato in seguito. Pochissimi caratteri, un potenziale smisurato: “just setting up my twttr”.
Così, dall’idea di Dorsey, è nato Twitter, un social con lo scopo di dire al mondo che cosa si sta facendo, inviando un SMS ad un gruppo di contatti, in pratica un aggiornamento in tempo reale, come i telegrammi dei servizi di emergenza o dei taxisti newyorkesi.
Dapprima FriendStalker, in seguito la piattaforma ha preso il nome di Twttr, con l’intento di evocare il suono dei cinguettii (‘twitter’ in inglese significa ‘cinguettare’) e dal momento che in quegli anni era di moda nella Silicon Valley rimuovere le vocali dai nomi per ottenere sigle corte e iconiche. Inoltre ogni tweet aveva come limite massimo 140 caratteri e fu proprio questa brevità estrema ad essere la base di un linguaggio del tutto innovativo.
Dopo alcuni mesi di sperimentazione a carico degli ideatori, Twitter venne lanciato pubblicamente il 15 luglio del 2006, diventando però ufficialmente un fenomeno culturale e un’entità indipendente solo nel 2007, durante la conferenza South by Southwest Interactive ad Austin. Durante l’evento, la mole di tweet giornalieri triplicò, passando da 20.000 a 60.000.
Tra il 2008 e il 2013, invece di condividere “cosa sto facendo”, le persone iniziarono a cercare “cosa sta succedendo”. Twitter divenne lo strumento più utilizzato da giornalisti e attivisti e si impose come una valida alternativa ai media tradizionali. La crescita esplosiva fu registrata nel 2009, quando il numero degli utenti arrivò a 18 milioni, espansione accelerata da un evento storico, la morte di Michael Jackson: il traffico dei messaggi fu talmente intenso da paralizzare la maggior parte dei servizi online. E nel 2010, per aumentare i profitti, il social aggiunse i tweet sponsorizzati, etichettati come pubblicità, contando un grande numero di inserzionisti.
Ben presto, Twitter si trasformò in arena politica. Utilizzato da Barack Obama nel 2008 per la sua campagna elettorale e durante la presidenza, fu Trump in seguito a farlo diventare il suo strumento personale. A causa del suo uso spregiudicato e senza filtri, soprattutto dopo l’attacco al Campidoglio da parte dei suoi sostenitori, il suo account fu sospeso.
Anche l’impatto del social sul giornalismo fu importante: New York Times, Guardian e BBC iniziarono a incoraggiare i propri reporter ad aprire profili personali e a usarli attivamente. Notizie immediate e accessibili a chiunque portarono il ruolo tradizionale di filtro dei giornalisti a ridursi enormemente. Twitter ha introdotto velocità e trasparenza, ma anche il rischio di diffondere informazioni non verificate.
Con l’ acquisizione di Elon Musk, Twitter ha preso il nome di X, segnando il passaggio da piazza globale a spazio più polarizzato e controverso. Tra libertà di parola, riduzione della moderazione e influenza politica, la piattaforma ha perso parte della sua credibilità ma non la sua centralità.
Oggi X resta un potente amplificatore del dibattito pubblico, capace di orientare notizie e opinioni: un luogo meno universale, ma ancora decisivo nel raccontare – e deformare – la realtà contemporanea.
L. P.
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