È stato registrato un divario non indifferente tra coloro che possiedono competenze digitali di base e coloro che invece non ne sono in possesso (oltre la metà degli italiani), e questa differenza non riguarda solo la tecnologia. L’incapacità degli italiani di utilizzare strumenti tecnologici di base rende difficile, se non impossibile, accedere a servizi fondamentali come la sanità, l’identità digitale e i bonus, o anche solo ottenere certificati e documenti amministrativi.
Molti cittadini si ritrovano quindi a dover delegare le proprie pratiche a terzi, talvolta a pagamento, senza rendersi conto di quanto le competenze digitali che gli mancano siano in realtà fondamentali per evitare questa nuova forma di esclusione sociale.
Per affrontare questa sfida, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha attivato una rete di oltre 3.000 centri di facilitazione digitale, già in grado di raggiungere centinaia di migliaia di persone.
Questi centri non si limitano a fornire informazioni, ma offrono una formazione pratica, un accompagnamento personalizzato e creano relazioni di fiducia che trasformano la tecnologia in uno strumento di partecipazione.
Affinché questo modello funzioni davvero però, serve una visione a lungo termine: i centri di facilitazione devono infatti essere considerati infrastrutture educative permanenti, capaci di adattarsi ai bisogni dei territori e dei cittadini, devono essere collocati in zone facilmente raggiungibili e devono essere alimentati da figure professionali competenti.
Proprio in relazione a quest’ultimo punto è stata avanzata una proposta riqualificante, che prevede l’utilizzo di quei professionisti oggi a rischio di esclusone lavorativa, come gli operatori dei call center, in una nuova veste: quella dei facilitatori digitali.
Si tratta infatti di persone già esperte nella relazione con il pubblico, che con un percorso di formazione mirato potrebbero diventare punti di riferimento anche nei servizi civici. Ovviamente questa proposta richiede risorse, pianificazione e alleanze tra i diversi settori ma, se ben attuata, potrebbe offrire a tutti le competenze per navigare nella società digitale e creare una comunità che riconosce e sostiene i diritti di tutti.
S.B.

















