Quando si parla di disinformazione si pensa subito alle notizie completamente inventate. In realtà, il problema può essere anche più sottile. Una frase vera, una fotografia reale o un episodio realmente accaduto possono diventare ingannevoli se vengono raccontati senza il giusto contesto.
Basta, per esempio, prendere una dichiarazione e riportarne solo una parte. Le parole sono vere, ma il significato può cambiare completamente. Lo stesso può succedere con una fotografia: un’immagine autentica, associata a un evento diverso, può far credere qualcosa che non è mai successo.
Ed è proprio qui che libertà di espressione e informazione si incontrano. Ognuno deve poter esprimere la propria opinione, anche quando è scomoda o diversa da quella della maggioranza. Ma un conto è dire “secondo me”, un altro è presentare un’interpretazione come se fosse un fatto.
Il problema è che oggi siamo abituati a ricevere tante informazioni in poco tempo. Spesso leggiamo solo il titolo, guardiamo un’immagine e passiamo oltre. Così una notizia può essere ricordata anche quando è stata capita male.
Per questo verificare non significa essere diffidenti verso tutto. Significa semplicemente fermarsi qualche secondo in più: cercare la fonte, leggere oltre il titolo e capire da dove arriva quella informazione.
La libertà di espressione non dovrebbe diventare una scusa per confondere le persone. Perché una cosa può essere tecnicamente vera e, allo stesso tempo, raccontare una realtà completamente diversa.
L.S.
Diritto dell’informazione
“Diritto dell’informazione: la bussola per orientarsi tra notizie e giurisprudenza.”
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