La recente ordinanza della Corte di Cassazione segna un nuovo e rilevante passo nella tutela del diritto all’oblio nell’era digitale. Con la decisione n. 6433 del 18 marzo 2026, i giudici hanno stabilito che Google è tenuta a risarcire il danno causato dalla tardiva rimozione di contenuti non più attuali dai risultati di ricerca.
Il caso riguarda un soggetto coinvolto in un procedimento penale conclusosi nel 2022 con esito favorevole, le cui informazioni online continuavano però a comparire associati al suo nome. Nonostante la richiesta di deindicizzazione, supportata dalla documentazione giudiziaria, la rimozione completa dei contenuti è avvenuta solo dopo oltre un anno e a seguito dell’avvio della causa.
In primo grado, il Tribunale di Roma aveva riconosciuto la violazione del diritto all’oblio, negando tuttavia il risarcimento per mancanza di prove del danno concreto. La Cassazione ha ribaltato questa impostazione, riconoscendo che il ritardo nella deindicizzazione può costituire una lesione alla reputazione e al diritto alla riservatezza.
La pronuncia rafforza così la tutela dei diritti personali online, chiarendo che i motori di ricerca hanno un ruolo attivo e responsabile nella gestione delle informazioni. Un segnale importante, destinato a incidere sui futuri equilibri tra diritto di cronaca e protezione della dignità individuale.
L. P.
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