I servizi professionali sono sempre stati intesi come motore di sapere: ogni professionista del settore era visto come esperto indiscusso dell’ambito in questione. Ma cosa è cambiato nella visione comune? L’introduzione dell’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando drasticamente questa concezione di fondo.
L’AI è entrata di forza in questo mondo, portando con sé cambiamenti epocali: la vera rivoluzione sta nella natura dei dati che i professionisti si trovano a studiare ed elaborare. Ma per comprenderne meglio i potenziali scenari futuri, è necessario scomporre le professioni in tre gruppi fondamentali: i veri advisor, gli esperti della conoscenza e coloro che rientrano nella parte centrale.
I primi, in quanto veri e propri strateghi, sono insostituibili: a questo livello, l’elemento umano è imprescindibile. I loro asset chiave sono le relazioni costruite nel tempo e l’accesso a informazioni riservate. L’AI si inserisce in questo quadro come mero strumento di sostegno. Invece, i servizi dei secondi sono basati sulla gestione di grandi quantità di dati pubblici: il loro valore dipende da un grande lavoro di reperimento e organizzazione. In questa sezione, l’AI si inserisce perfettamente: può risolvere in pochi secondi compiti che richiedono ore di lavoro umano. Dunque, in questo caso, l’obiettivo futuro dei professionisti è di gestire e verificare attivamente i processi sviluppati dalle macchine. Infine, occorre affrontare le alternative che si trovano tra i due grandi poli: si tratta di un binomio che si crea dall’interazione tra l’uomo e le macchine. Il “task” di questa tipologia di professionisti è quello di delegare all’AI tutto ciò che può essere automatizzato, senza far venir meno l’attenzione distintiva del “tocco” umano.
Occorre comprendere come si stia assistendo, ormai da tempo, a una frammentazione dei servizi professionali: questo è legato all’arrivo senza freni dell’AI. Pertanto, è necessario non perdere mai lo spirito critico e il valore unico dell’uomo.
L.V.
Diritto dell’informazione
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