La battaglia per la sopravvivenza del giornalismo di qualità si sposta oggi sul terreno economico del cosiddetto “equo compenso”. La Relazione Annuale evidenzia come il sistema editoriale tradizionale sia in grave sofferenza, con la diffusione dei quotidiani cartacei crollata a soli 1,2 milioni di copie al giorno. In questo contesto critico, assume un valore vitale la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 12 maggio scorso, che riconosce agli editori il diritto di ottenere una remunerazione adeguata per l’utilizzo online delle loro pubblicazioni da parte delle grandi piattaforme digitali e dei motori di ricerca.
L’Italia si pone all’avanguardia in questo settore, con una normativa nazionale giudicata pienamente compatibile con il diritto dell’Unione. Il quadro regolamentare affida all’AGCOM un ruolo di arbitro indipendente: in caso di mancato accordo tra editori e colossi del web, spetta all’Autorità determinare direttamente l’entità della remunerazione. Già nel corso del 2025, sono stati conclusi i primi procedimenti per stabilire i pagamenti dovuti per l’uso in rete dei contenuti giornalistici, segnando un precedente fondamentale per riequilibrare i rapporti di forza tra chi produce informazione professionale e chi la distribuisce globalmente.
La sfida si fa ancora più complessa con l’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa e dei “motori di risposta” sintetici. L’AGCOM ha segnalato alla Commissione Europea il rischio che l’uso di contenuti giornalistici per addestrare modelli di IA, senza consenso né compenso, possa causare una lesione sistemica del pluralismo informativo. Per affrontare il problema, l’Autorità ha istituito un tavolo di consultazione permanente tra piattaforme ed editori. L’obiettivo è definire soluzioni condivise sulla trasparenza e sulla valorizzazione economica del lavoro giornalistico, evitando che l’innovazione tecnologica finisca per desertificare l’ecosistema dell’informazione libera, fondamentale per la tenuta democratica.
F.T.
Diritto dell’informazione
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