Il panorama mediatico italiano del 2025 rivela una profonda spaccatura tra la tenuta del mezzo televisivo e il declino inarrestabile della stampa quotidiana. Mentre la televisione si conferma il gigante del settore con 8,9 miliardi di euro di ricavi, l’editoria cartacea vive il suo momento più buio: la diffusione dei quotidiani è crollata a 1,2 milioni di copie giornaliere. Si tratta di una cifra drammatica, pari a circa un decimo di quanto si vendeva all’inizio del secolo, con una flessione del 9,3% solo nell’ultimo anno. Anche la raccolta pubblicitaria e la vendita di prodotti collaterali non offrono sollievo, segnando pesanti segni meno nei bilanci editoriali.
A complicare il quadro è l’avvento dei cosiddetti “motori di risposta” basati su Intelligenza Artificiale generativa. L’AGCOM avverte che la fornitura di risposte sintetiche da parte delle macchine, al posto del tradizionale rinvio ai link delle testate giornalistiche, rischia di impoverire il pluralismo informativo. Senza un adeguato consenso e una equa remunerazione per l’uso dei contenuti giornalistici da parte dei modelli di AI, il rischio è una lesione sistemica del principio dell’informazione libera. Per questo motivo, l’Autorità ha attivato un tavolo di consultazione tra piattaforme ed editori per individuare soluzioni condivise sulla trasparenza.
Nonostante la crisi dei media tradizionali, la pubblicità online continua a crescere, raggiungendo i 7 miliardi di euro e superando ampiamente i canali classici. In questo ecosistema, operatori globali come Google e Meta occupano posizioni dominanti, mentre le piattaforme di streaming come Netflix e Amazon pesano ormai per oltre il 23% delle risorse totali del settore. Per tutelare l’indipendenza del sistema, l’Autorità richiama l’importanza del Regolamento europeo sulla libertà dei media (EMFA), strumento fondamentale per garantire che l’innovazione tecnologica non soffochi la qualità e la dignità della professione giornalistica.
F.T.
Diritto dell’informazione
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