L’educazione digitale oggi non è più qualcosa di opzionale o marginale ma è diventata una vera e propria competenza di base come saper leggere o scrivere. Questo perché la realtà in cui si vive è strettamente interconnessa con il mondo virtuale creando quella che oggi viene definita ‘vita onlife’: si studia e si lavora online tramite strumenti tecnologici di ogni tipo sempre a portata di mano. Parlare di un’educazione digitale quindi significa parlare di come vivere nel panorama odierno in modo sano e consapevole. Il focus su cui si concentra questo tipo di istruzione non è semplicemente l’utilizzo delle tecnologie ma nel saperle usare in modo critico, responsabile e sicuro.
Un aspetto fondamentale riguarda la capacità di distinguere informazioni affidabili da quelle false. Oggi si viene sommersi da notizie, video, post e messaggi ma non tutto ciò che circola online è vero. Un esempio pratico molto comune è quello delle notizie sensazionalistiche condivise sui social con titoli allarmanti e che vivono solo per i click ottenuti. Un ulteriore elemento centrale è la sicurezza online soprattutto nei confronti dei più giovani che sono esposti a diversi rischi tra cui dipendenza, truffe, furti di dati o di identità e revenge porn.
Il digitale amplifica le relazioni portando ad un aumento di fenomeni come il cyberbullismo che nascono dalla mancanza di consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. Scrivere un commento offensivo su uno schermo sembra alleviarne il peso ma non è così e in alcuni casi ha portato le vittime anche al suicidio. Il tempo e l’equilibrio nell’uso della tecnologia sono importanti elementi che fanno parte di un percorso di educazione digitale. Senza di essa il rischio è quello di sviluppare un rapporto passivo e dipendente nei confronti degli strumenti digitali in particolare con i social media. Sono tante le testimonianze che oggi riportano conseguenze psicologiche date proprio da un uso scorretto dei tool e di ciò che li compone. Un approccio educato al digitale significa imparare ad usare la tecnologia come strumento non come fine: ad esempio stabilire momenti senza schermo, usare app per organizzare il tempo di studio oppure scegliere consapevolmente come ‘consumare’ online selezionando i contenuti in base alle proprie idee e conoscenze.
J. S.
Diritto dell’informazione
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