L’Europa corre ai ripari sull’intelligenza artificiale, ma lo fa camminando su un filo sottile. Da un lato c’è il desiderio di proteggere cittadini e dati con l’EU AI Act, dall’altro il rischio concreto è frenare l’innovazione proprio quando la corsa globale accelera. La vera questione, però, non è solo normativa: è trasformare la ricerca in prodotti, brevetti e aziende competitive.
I numeri parlano chiaro. All’evento “Lens – Digitale e Intelligenza Artificiale: una priorità strategica per Italia e Europa” tenutosi a Milano il 17 marzo, organizzato organizzato dagli Osservatori Digital Innovation in collaborazione con l’ufficio del Parlamento Europeo e la Rappresentanza della Commissione Europea, i dati hanno mostrato quanto l’Europa debba recuperare terreno: solo il 3% dei brevetti AI è europeo, contro il 14% degli Stati Uniti. Gli investimenti privati nel 2024? 19 miliardi in Europa contro 109 negli USA. Il risultato? Talenti che si formano qui e poi volano all’estero, lasciando vuoti critici nelle aziende locali.
Anche le infrastrutture tecnologiche mostrano una lacuna: l’82% del mercato cloud europeo è in mano ai provider americani, e molte grandi aziende stanno pensando a riportare i dati critici in Europa. Per Andrea Rangone degli Osservatori Digital Innovation, “la sovranità digitale diventa un tema strategico per l’Italia e per l’Europa: non possiamo permetterci di dipendere eccessivamente da scelte politiche ed economiche di altre aree geopolitiche”.
La buona notizia? Esistono strumenti per cambiare il gioco: sviluppare AI verticali nei settori strategici, creare AI Factories, valorizzare la Trustworthy AI e integrare ricerca, capitale e industria può trasformare la lacuna in vantaggio competitivo. Ferruccio Resta del Politecnico di Milano aggiunge: “serve trasformare PhD e ricercatori in founder, generare startup e trattenere il talento sul territorio”.
E per le PMI? L’AI non è solo tecnologia da grandi colossi: è un acceleratore di efficienza e innovazione, accessibile anche alle piccole realtà. Chi saprà integrare dati e competenze in modo smart avrà la possibilità di riscrivere le regole del gioco in Europa, tornando competitivo a livello globale.
L. P.
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