È una svolta che arriva mentre etichette discografiche e aziende tecnologiche siglano accordi di licenza, e che riflette un cambiamento profondo nel modo in cui la musica viene prodotta.
Negli Stati Uniti e in Canada, ASCAP, BMI e SOCAN hanno annunciato di accettare la registrazione di brani musicali realizzati parzialmente con strumenti di AI. La decisione segue l’indicazione del Copyright Office, secondo cui un’opera può essere protetta se l’“espressione umana” rimane percepibile.
Le tre società hanno quindi stabilito che nei loro repertori potranno entrare soltanto composizioni nate dall’interazione tra creatività umana e generazione algoritmica, mentre resteranno escluse le opere prodotte interamente in modo automatico.
Questa apertura è accompagnata da una posizione molto dura riguardo l’addestramento dei modelli di AI. Le aziende ribadiscono che utilizzare musica protetta da copyright senza consenso, compenso e attribuzione, non può essere considerato “fair use”, ma costituisce una violazione vera e propria. Da tempo, infatti, sostengono iniziative legislative e battaglie legali per difendere i diritti dei creatori, partecipando anche a studi e consultazioni avviati da istituzioni come il Copyright Office, la Casa Bianca e il governo canadese.
Il confronto è acceso anche in Europa, dove una corte tedesca ha recentemente dato ragione a GEMA in una causa contro OpenAI per violazione del copyright. È probabile che le società di gestione europee seguano la stessa strada tracciata in Nord America, adottando politiche che riconoscono solo le opere ibride.
In Italia SCF, una società di gestione dei diritti connessi, ha già previsto l’accoglimento di registrazioni musicali create anche con supporto dell’AI, purché sia prevalente la componente umana, in linea con la nuova legge italiana sull’Intelligenza Artificiale.
Il quadro resta però complesso: le piattaforme di streaming sono già invase da brani generati interamente dall’Intelligenza Artificiale, alcuni arrivati persino nelle classifiche, spesso creati con applicazioni che si sono addestrate illegalmente su contenuti protetti. Per questo, le società di gestione chiedono maggiore controllo da parte delle piattaforme e interventi legali contro chi continua a violare le norme sul copyright. La sfida, ora, è proteggere il mercato e allo stesso tempo permettere all’AI di trovare uno spazio legittimo nel futuro della musica.
S.B.
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