Durante l’incontro di Polisophia in Assolombarda, è stata dedicata particolare attenzione alle testimonianze di giovani studenti e studentesse che hanno raccontato il loro rapporto con i modelli di intelligenza artificiale.
L’aula non è più soltanto il luogo dove l’insegnante interroga e gli studenti rispondono. Oggi, come spiega il Professor Raffaele Corti dell’Istituto europeo Leopardi di Milano, è uno spazio condiviso in cui ci si interroga insieme sul senso delle risposte fornite dall’intelligenza artificiale. In questa nuova frontiera, il docente si trasforma in un “garante” che definisce i confini e tutela il progetto educativo.
Per gli studenti, l’AI è un acceleratore di consapevolezza. Aurora Cardone (studentessa dell’Università Cattolica, facoltà COMeS) la utilizza con un “approccio attivo” per esaminare a fondo i contenuti delle lezioni e rendere i propri testi più fluidi, mentre Francesca Restelli la trasforma in una bussola per gestire il tempo e lo stress delle sessioni d’esame: “riduce il panico iniziale e ti fa sentire il controllo di ciò che devi fare”.
La parola d’ordine è integrazione critica. Arturo Barreca, alunno dell’Istituto europeo Leopardi, è netto: l’IA deve essere un “supporto per completare le competenze, non per sostituirci”. La sua forza sta nel non riporre totale fiducia nel mezzo, filtrando ogni output con il proprio pensiero. Anche Vittoria Galbiati ha sfruttato questa logica per i test di medicina, chiedendo spiegazioni profonde per rendere lo studio “non più semplice, ma più efficace”. Laura Arafa vede invece nell’IA un “tutor personalizzato” capace di adattarsi a ogni metodo, pur avvertendo che senza un processo rigoroso e fonti affidabili il risultato sarà “completamente sbagliato”.
In conclusione, la vera sfida non è tecnologica, ma umana. Come emerso dalle testimonianze, l’AI è uno strumento neutro e soprattutto “non è né negativa né positiva”. Il futuro di scuola e università non sta nell’evitare lo strumento, ma nell’usarlo con “cognizione di causa” per potenziare, e mai annullare, il talento e l’intelligenza di chi lo impugna.
L. P.
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