Qual è il confine tra informazione istituzionale e propaganda politica? Su questo interrogativo si è sviluppato il seminario ospitato a Palazzo dell’Emiciclo, un momento di riflessione profonda che ha visto la partecipazione di Giovanni Grasso, portavoce del Presidente della Repubblica, e dei vertici della comunicazione pubblica italiana.
Ad aprire i lavori è stato il Presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, che ha lanciato un appello alla categoria, sottolineando l’importanza della chiarezza comunicativa: “Chiediamo ai giornalisti pubblici di aiutarci a far capire che dentro le assemblee legislative si lavora duro per far si che un testo normativo sia ben fatto e compreso. Resta l’amarezza, quando una mole così importante di impegno viene vanificata dagli organi di informazione con una estrema semplificazione dei media”.
Il cuore tecnico del dibattito si è poi spostato sulla necessità di una riforma della Legge 150/2000, norma che disciplina la comunicazione pubblica in Italia. Donato Robilotta (direttore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative) e Aurelio Biassoni (coordinatore del gruppo “Uffici Stampa” della Conferenza dei Presidenti e direttore della struttura comunicazione del Consiglio regionale della Lombardia) hanno ribadito l’urgenza di rendere gli uffici stampa obbligatori in ogni ente e di garantire che anche figure come i portavoce politici siano iscritti all’Ordine.
Un richiamo all’etica è arrivato da Marina Marinucci e Stefano Pallotta (consigliere nazionale dell’Ordine), che hanno sottolineato l’importanza di tracciare confini netti per evitare conflitti d’interesse tra testate giornalistiche e istituzioni pubbliche o staff politici.
Ruben Razzante, professore di diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma e fondatore del nostro portale, ha parlato del giornalismo come di “una professione da rilanciare con le armi della coerenza e della professionalità” e ha messo in guardia dalle insidie dell’Intelligenza Artificiale, definendola un’alleata che però rischia di minare l’autorevolezza se gli algoritmi continueranno a sostituirsi alle fonti informative originali.
Al tavolo si sono poi alternati diversi giornalisti della stampa regionale: Stefano Dascoli (Il Centro), Marco Signori (Il Messaggero), Alberto Orsini (Tgr Rai Abruzzo), Azzurra Caldi (“Abruzzoweb”). Hanno parlato della loro esperienza professionale nel rapporto con le istituzioni e del ruolo della stampa regionale nella narrazione dei fatti politici e legislativi del territorio.
L’intervento di Giovanni Grasso ha scosso la platea con una critica costruttiva alle modalità di reclutamento nella PA: “La pubblica amministrazione dovrebbe correggere il tiro sulla selezione dei giornalisti. Rischiamo di avere uffici stampa pieni di giuristi, perché non sempre si riesce a valorizzare le competenze di settore; servirebbero mini-concorsi mirati”. Grasso ha poi descritto il ruolo del comunicatore istituzionale come una “posizione mediana” delicatissima tra l’istituzione e i colleghi della stampa.
L’evento ha confermato L’Aquila come centro pulsante del dibattito culturale e civile, ribadendo che, nell’era delle fake news, la trasparenza istituzionale resta l’unico antidoto efficace per garantire il diritto dei cittadini a essere correttamente informati.
L. P.
Diritto dell’informazione
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