Dal 1° gennaio 2027, in Grecia entrerà in vigore una misura destinata a far discutere: il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni. Una scelta netta, che segna un cambio di paradigma nel rapporto tra piattaforme digitali e nuove generazioni.
La decisione, annunciata dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis, nasce da una crescente preoccupazione per gli effetti dell’uso intensivo dei social sulla salute mentale dei più giovani. Ansia, disturbi del sonno e dipendenza sono tra le principali criticità evidenziate, in un contesto in cui, secondo il governo, il design stesso delle piattaforme contribuisce a trattenere gli utenti il più a lungo possibile .
Il divieto sarà formalizzato nel corso del 2026 e riguarderà tutte le principali piattaforme, da Instagram a TikTok, fino a YouTube. L’obiettivo da perseguire non è quello di allontanare i ragazzi dai social, ma di proteggerli da un utilizzo eccessivo e poco consapevole. “Una misura difficile ma necessaria”, ha spiegato Mitsotakis, sottolineando come il tempo prolungato davanti agli schermi comprometta il benessere psicofisico.
Il provvedimento si inserisce in una tendenza globale: dopo l’Australia, anche diversi Paesi europei stanno valutando restrizioni simili. La Grecia, però, punta a fare da apripista: in una lettera indirizzata alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, Mitsotakis ha chiesto un’azione coordinata a livello dell’Unione Europea, sostenendo che le sole misure nazionali non sono sufficienti a proteggere i minori dalla dipendenza da internet. La sua proposta prevede di stabilire un’età minima digitale a 15 anni a livello europeo, rendendo obbligatoria la verifica dell’età e la sua periodica riverifica per tutte le piattaforme, e di istituire un quadro armonizzato per l’applicazione e le sanzioni, suggerendo la necessità di un sistema unificato entro la fine del 2026.
Resta aperta la sfida più complessa: l’applicazione concreta della norma. Senza strumenti efficaci di controllo, il rischio è che il divieto resti solo sulla carta. Ma il segnale politico è chiaro. Come ha affermato Mitsotakis, rivolgendosi ai diretti interessati del divieto: “Ora sono sicuro che molti di voi più piccoli si arrabbieranno con me; se avessi la vostra età forse mi sentirei allo stesso modo, ma il nostro ruolo non è quello di essere compiacenti”.
L. P.
Diritto dell’informazione
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