Facendo leva sulla vulnerabilità legata ai sentimenti, nascono nuovi mestieri online come quello del guru della seduzione. Sui social i guru vendono i loro manuali, lezioni e, propongono contenuti accattivanti e dai toni accesi. Si rivolgono direttamente a una platea maschile proponendo risposte e soluzioni a problemi relazionali usando spiegazioni pseudo psicologiche, senza disporre di alcun titolo in materia. Nei loro contenuti la donna viene spesso deumanizzata e servono quindi tecniche di manipolazione della femmina, per non avere problemi.
Questa narrazione, scaldata da consigli e risposte a domande personali, porta alla creazione di un senso di accettazione e comprensione in chi si trova in una situazione di vulnerabilità, per cui lo sfruttamento di questa leva conduce all’acquisto del prodotto che può porre rimedio ai propri dolori e alle proprie inesperienze. Così facendo, il guru monetizza.
Il problema principale non è economico: l’esposizione frequente a contenuti di questo genere sulle piattaforme social porta a un processo di engagement, per cui gli utenti abbracciano i valori condivisi in quello specifico spazio virtuale e li fanno propri.
L’amore funge da leva anche nel contesto del cyber crime. Un esempio classico è quello delle romance scam, ossia le truffe romantiche. Questa tipologia di truffa ha un impatto soprattutto psicologico, perché la vittima viene illusa, manipolata e sfruttata.
Le informazioni sulla propria vita privata, magari rese pubbliche sui social, sono uno strumento ideale anche per il social engineering perché permettono di creare attacchi personalizzati. I dettagli personali possono essere utilizzati per confezionare richieste ad alta probabilità di successo, usando la leva affettiva e puntando su un senso di urgenza.
Il deepfake torna utile ai cyber criminali in questo ambito perché permette di confezionare contenuti, che minano la percezione della realtà dell’utente, facendogli credere di star interagendo proprio con la persona che si crede, quando in realtà può non essere così.
Per difendersi, è importante valutare sempre con attenzione ogni contatto online, ricordando che in internet e sui social non tutti sono davvero chi sembrano o chi dicono di essere.
V.L.
Diritto dell’informazione
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