L’intelligenza artificiale è ormai parte della quotidianità e sta cambiando anche il modo di studiare e lavorare. In pochi secondi può scrivere un testo, trovare una soluzione, sviluppare un’idea o spiegare un argomento. Una comodità enorme, ma che porta con sé un rischio: mettere il pensiero in pausa.
Se un algoritmo può fare tutto al posto nostro, perché dovremmo fermarci a ragionare, cercare una soluzione o provare a creare qualcosa da soli? È proprio qui che si trova il problema. L’utilizzo continuo dell’AI può portarci a ridurre quello sforzo mentale che, invece, è fondamentale per sviluppare creatività, memoria, attenzione e capacità di ragionamento.
Il tema diventa ancora più importante se si pensa all’inizio della scuola. Per un bambino, sono proprio i tentativi, gli errori e le difficoltà a permettere alla mente di allenarsi e diventare progressivamente più autonoma.
L’AI non deve necessariamente essere considerata un nemico. Può essere un valido strumento, ma non dovrebbe sostituire il processo con cui si arriva a una risposta o nasce un’idea.
Perché se l’algoritmo pensa, scrive e crea sempre al posto nostro, il rischio è quello di ottenere tutto più velocemente, ma di allenare sempre meno la nostra mente. E un cervello che non viene stimolato rischia, semplicemente, di restare in pausa.
L.S.
Diritto dell’informazione
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