Il confine tra interazione umana e simulazione tecnologica si fa sempre più sottile. L’azienda cinese Ubtech ha ufficialmente aperto la fase di prenotazione per il suo nuovo modello umanoide a grandezza naturale, denominato U1. A differenza dei predecessori industriali, progettati per compiere mansioni pesanti all’interno delle fabbriche, questo nuovo dispositivo iperrealistico è stato sviluppato con un obiettivo radicalmente diverso: offrire una vera e propria presenza rassicurante all’interno delle mura domestiche, inaugurando l’era dei compagni sintetici guidati dall’evoluzione dei sistemi di AI.
Disponibile sia in variante maschile che femminile, la macchina si distingue per un’estetica curata nei minimi dettagli, che include una pelle sintetica in silicone, veri capelli e tratti facciali capaci di riprodurre espressioni complesse. Grazie a ben ottantotto gradi di libertà nei movimenti, i gesti del volto, del collo e delle mani risultano fluidi e naturali. Ma l’aspetto visivo è solo la superficie: il cuore del sistema analizza simultaneamente lo sguardo dell’utente, la mimica del viso e le esitazioni nel tono della voce per decodificarne lo stato d’animo in tempo reale, adattando di conseguenza il proprio comportamento e le risposte verbali.
L’introduzione di questa tecnologia apre interrogativi profondi sul tessuto relazionale della società. La combinazione tra l’apprendimento profondo dell’AI e una memoria interna crittografata permette al robot di costruire una finta empatia personalizzata, con il rischio latente di innescare veri e propri legami affettivi tra l’utente e il software. Mentre i primi lotti registrano già migliaia di preordini in Asia, sociologi e psicologi si interrogano sulle conseguenze a lungo termine di una tecnologia nata per colmare la solitudine, ma che potrebbe finire per allontanare ulteriormente le persone dalle relazioni reali.
F.T.
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