L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale generativa sta aprendo frontiere inedite e insidiose sul piano psicologico, specialmente tra i più giovani. La capacità dei nuovi chatbot di simulare empatia, ascolto e una vicinanza costante sta spingendo molti adolescenti a sviluppare forme di vero e proprio attaccamento emotivo verso gli assistenti virtuali, con il rischio di scivolare in pericolose dipendenze affettive. Per arginare questo fenomeno e tutelare la salute mentale dei minori, la deputata Giulia Pastorella ha depositato una specifica proposta di legge che punta a inserire una barriera tecnologica a salvaguardia della distanza emotiva tra uomo e macchina.
Il cuore della proposta legislativa risiede in un’azione drastica ma considerata necessaria dagli esperti: l’obbligo di cancellazione periodica della memoria dei chatbot. Gli algoritmi attuali, infatti, tendono a ricordare le conversazioni precedenti, i gusti dell’utente e le sue fragilità personali, creando un legame iper-personalizzato che simula un’amicizia o una relazione reale. Resettando regolarmente lo storico dei dialoghi, la macchina perderebbe la capacità di fare leva sui trascorsi emotivi dell’utente, costringendo l’interazione a ricominciare ogni volta da zero e disinnescando così il meccanismo psicologico alla base della dipendenza.
Il provvedimento solleva un dibattito cruciale sul ruolo che l’automazione deve avere nella vita dei minori. L’obiettivo della norma non è limitare l’utilità didattica o informatica dell’AI, bensì impedire che la tecnologia si sostituisca alle relazioni umane reali, offrendo un rifugio artificiale ma privo di reale empatia. Se la proposta dovesse essere approvata, le aziende sviluppatrici dovranno rivedere profondamente la gestione dei dati e i flussi di archiviazione delle proprie piattaforme, anteponendo la sicurezza psicologica degli adolescenti all’efficienza e al livello di fidelizzazione dei loro software.
F. T.
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