Il nostro modo di relazionarci è cambiato e questo, a volte, porta anche tanta tristezza. Quando siamo insieme a qualcuno, infatti, dovrebbe essere importante prestare attenzione, ascoltare quello che l’altro ha da dire e condividere davvero quel momento. Una serata potrebbe essere più piacevole e anche più divertente se mettessimo per un po’ il telefono da parte. Ma quanta attenzione riusciamo ancora a dare agli altri senza guardare continuamente lo schermo?
Da questa abitudine nasce un fenomeno chiamato phubbing, una parola che deriva dall’unione di “phone” e “snubbing” e indica il comportamento di chi ignora o mette in secondo piano una persona perché è concentrato sul proprio smartphone.
Può succedere ovunque e con chiunque: tra amici, in famiglia, tra genitori e figli, tra compagni di università, colleghi e anche all’interno di una coppia. Non serve necessariamente passare tutta la serata al telefono. A volte basta interrompere una conversazione per controllare una notifica o rispondere a un messaggio.
Il problema è che questi gesti sono diventati così frequenti da sembrare quasi normali. Il telefono spesso lo prendiamo in mano senza neanche rendercene conto, anche quando non abbiamo una vera necessità.
Eppure una persona che ci parla cerca la nostra attenzione. Guardare continuamente lo schermo può farla sentire ignorata. Forse dovremmo imparare a riconoscere quei momenti in cui il telefono può aspettare. Perché una notifica può essere letta anche dopo, mentre il tempo passato insieme alle persone che abbiamo davanti non torna indietro.
L.S.
Diritto dell’informazione
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