Nel silenzio delle campagne americane stanno comparendo nuovi monumenti della rivoluzione digitale. Non sono grattacieli né fabbriche tradizionali, ma enormi cubi di cemento: data center costruiti per alimentare l’Intelligenza Artificiale. Visti dall’alto, sulle mappe satellitari, sembrano una macchia grigia che si allarga nel verde delle aree rurali. Dietro quell’espansione c’è però molto di più di un progresso tecnologico: c’è una battaglia politica, economica e ambientale che sta entrando nel cuore del dibattito pubblico americano.
Negli ultimi mesi l’istituto di ricerca non profit Epoch AI ha realizzato una mappa interattiva dell’espansione dei data center negli Stati Uniti utilizzando dati pubblici, immagini satellitari e permessi edilizi. Il quadro che emerge è quello di una crescita rapidissima. I moderni centri dedicati all’AI producono enormi quantità di calore e richiedono complessi sistemi di raffreddamento che spesso occupano intere aree all’esterno degli edifici. Insieme alla potenza di calcolo, cresce quindi anche il consumo di acqua e energia.
La questione è diventata rapidamente politica. In vista delle elezioni di midterm dell’8 novembre, le lobby legate all’industria dell’Intelligenza Artificiale hanno investito oltre 300 milioni di dollari per sostenere candidati favorevoli a una regolamentazione più leggera. Secondo il New York Times, solo nel 2025 aziende del settore hanno donato almeno 83 milioni di dollari alle campagne federali, cifra che supera i 150 milioni considerando anche le iniziative a livello statale. Super PAC e gruppi paralleli stanno diventando strumenti decisivi per orientare il dibattito politico sulla tecnologia più strategica del momento.
Il cuore simbolico di questa trasformazione si trova ad Ashburn, in Virginia, nella cosiddetta “Data Alley”, dove si raggruppa la più alta densità di data center al mondo. Gli oltre 200 impianti dell’area gestiscono circa il 70% del traffico internet globale. Ma per chi vive lì, il progresso ha un prezzo. Residenti e lavoratori parlano di bollette energetiche aumentate fino al 30%, un rumore costante e la progressiva scomparsa di terreni agricoli.
Intanto cresce anche lo scetticismo dell’opinione pubblica. Secondo un sondaggio di NBC News, la maggioranza degli elettori, sia conservatori sia progressisti, sostiene regole più severe sull’espansione dell’AI. “Stiamo perdendo biodiversità e parte della nostra storia per qualcosa che non conosciamo davvero”, racconta una residente che vive vicino a uno dei nuovi impianti.
La sfida dell’Intelligenza Artificiale, insomma, non riguarda soltanto il futuro della tecnologia. Riguarda anche il modo in cui le società democratiche decidono quanto spazio concedere al progresso e quanto invece alla protezione del territorio, delle risorse e delle comunità che lo abitano. In mezzo ai campi della Virginia, il futuro digitale ha già iniziato a lasciare il segno.
L. P.
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