Dopo aver introdotto, qualche mese fa, le prime procedure per bloccare e disincentivare le attività di spoofing su telefoni fissi, l’Agcom ha avviato la fase due del piano verso “il telemarketing zero”, che prevede l’adozione di un filtro “anti-truffe” per la telefonia mobile. Se la prima parte del piano “anti-spoofing” ha funzionato, arrivando a bloccare oltre 20 milioni di chiamate, le aspettative sulla nuova disposizione sono più che positive.
Che cosa avviene nel concreto? Grazie alla sua introduzione, gli utenti non devono più preoccuparsi di ricevere sui propri cellulari chiamate insistenti di telemarketing molesto che utilizzano numeri italiani falsi o inesistenti. Il filtro ha una duplice funzione: oltre ad essere in grado di verificare l’esistenza del numero, a chi è assegnato e il luogo da cui è stata effettuata la chiamata, ogni operatore avrà il compito di verificare se la sim sia davvero in roaming legittimo all’estero (ovvero si trova all’estero e sta usando la rete di un operatore straniero) o lo stia simulando.
La sanzione prevista per gli operatori che non adotteranno questa misura è il blocco automatico di tutte le telefonate in roaming.
Parallelamente sul piano legislativo, si sta discutendo sull’emendamento proposto da Fratelli d’Italia alla Manovra sulla possibilità di assegnare a tutti gli operatori di telecomunicazione un unico prefisso numerico nazionale per le chiamate aventi scopi pubblicitari, promozionali e di vendita diretta. Nel caso in cui i telemarketer non adottano questo sistema, è prevista una sanzione tra i 10mila e i 500mila euro. Da ciò sono esclusi i metodi alternativi di spoofing, come l’uso di numeri italiani reali registrati o modificati, chiamate con prefisso estero autentico e le comunicazioni tramite sms o Whatsapp.
C.Z.
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