L’attuale hype sull’AI è sostenuto dall’idea che diventerà una tecnologia enormemente redditizia. Al momento, però, non è così, e i suoi produttori sono costretti ad aumentare i ricavi per mantenere soddisfatti gli investitori. Come già evidenziato da Bain & Co nel suo sesto rapporto annuale globale sulla tecnologia, con il modello attuale l’AI non sarà in grado di generare ricavi sufficienti a sostenere la potenza di calcolo necessaria per svilupparla.
La pubblicità è l’unica possibilità rimasta per limitare le perdite di aziende che stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nella costruzione dei propri data center e dei propri chip.
Una dopo l’altra, le principali aziende di AI stanno virando verso una soluzione già adottata in passato da altre imprese: prima si ottiene un numero enorme di utenti, poi si raccolgono i loro dati e infine si vende pubblicità.
Le nostre conversazioni con i chatbot saranno utilizzate per vendere pubblicità mirate. Questo apre uno scenario preoccupante in termini di affidabilità: come faranno gli utenti a essere certi che le loro domande ricevano risposte basate sulle migliori informazioni disponibili e non su chi ha pagato di più?
In un’inchiesta basata sul materiale interno di Meta è emerso come molte aziende stanno traendo enormi profitti dalle truffe promosse tramite pubblicità online, incluse quelle sulla salute. Circa il 10% delle entrate pubblicitarie deriverebbero da prodotti proibiti o inserzioni truffaldine: i documenti interni parlano di circa 16 miliardi di dollari.
I chatbot mostreranno contenuti in base a quanto un inserzionista pagherà, e ogni azienda dovrà investire in questo canale dopo che il traffico dai motori di ricerca sarà crollato proprio a causa dei chatbot stessi. Gli utenti non cercheranno più prodotti, faranno domande ai chatbot e verranno servite pubblicità progettate per sembrare parte della conversazione.
Questo accadrà in diversi formati: raccomandazioni contestuali nella chat, domande di follow-up sponsorizzate, annunci a carosello, annunci “trigger” basati sull’intento e utilizzo dei dati delle conversazioni per il targeting al di fuori della piattaforma. Attualmente, alcune startup starebbero sviluppando formati in cui l’annuncio è la conversazione stessa con il chatbot.
V.L.
Diritto dell’informazione
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