In questi giorni si parla molto dei rischi legati all’intelligenza artificiale, ma può esserci un po’ di confusione su quali sistemi siano realmente al centro del discorso. Perché, quando sentiamo parlare di AI, la prima cosa che ci viene in mente è probabilmente ChatGPT o un altro chatbot che utilizziamo ogni tanto.
Chiedere all’intelligenza artificiale di spiegare una lezione, correggere un testo, tradurre una frase o darci un consiglio è ormai abbastanza comune. Sono strumenti che hanno fatto il loro ingresso nella vita quotidiana e che molte persone imparano a conoscere proprio attraverso queste semplici attività.
Il tema di cui si discute, però, riguarda soprattutto sistemi molto più avanzati. Non sono pensati soltanto per conversare con una persona, ma possono essere sviluppati per svolgere compiti complessi, utilizzare diversi strumenti e portare avanti una serie di operazioni partendo da un obiettivo.
È quindi importante non mettere tutte le AI nello stesso contenitore. Un conto è usare un chatbot per avere una risposta veloce, un altro è avere a disposizione un sistema capace di lavorare su più passaggi e con un intervento umano sempre più limitato.
Questo non vuol dire che queste tecnologie siano automaticamente pericolose. Possono anche essere utilizzate per attività utili e per aiutare le persone in diversi settori.
La vera questione è capire quanto può fare un sistema da solo e quali limiti vengono stabiliti per il suo utilizzo. Ed è da qui che nasce gran parte del dibattito sui sistemi di AI più avanzati.
L.S.
Diritto dell’informazione
“Diritto dell’informazione: la bussola per orientarsi tra notizie e giurisprudenza.”
Continua a seguirci!

















