Il rapporto tra neurodivergenze e Intelligenza Artificiale sta ridefinendo le possibilità di inclusione cognitiva e lavorativa, con l’AI che può diventare uno strumento di supporto. L’AI permette di aggirare barriere cognitive con meno fatica, rendendo visibile ciò che normalmente rimane sottotraccia. Includere la neurodiversità non è etico per dovere: è strategico perché fa funzionare meglio il sistema intero.
L’AI Generativa può diventare un’impalcatura cognitiva: rende espliciti passaggi che per molte persone sono impliciti e offre risposte immediate, riducendo blocchi, dispersione e fatica. Può aiutare nella realizzazione di lavori di varie difficoltà e genere, nella scrittura delle email, nel supporto alla scrittura compositiva e allenare soft skills. Persino la gamification sta diventando infrastruttura cognitiva, in quanto non è più solamente un supporto ma è un sistema che si adatta alla persona e alle sue esigenze. In questa direzione si colloca lo sviluppo di videogiochi sperimentali dove il linguaggio diventa metodo per allenare pensiero critico, decision-making e comprensione di come i significati si trasformano quando entrano in contatto con l’AI Generativa.
L’Unione Europea sta costruendo un quadro normativo per costruire una visione d’insieme che bilanci innovazione e tutela. L’AI Act vieta sistemi che manipolano comportamenti in modo subliminale, sfruttano vulnerabilità legate a età o disabilità, o producono scoring sociale. La Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030 e l’European Accessibility Act rafforzano questo quadro: le tecnologie devono essere costruite per funzionare anche per chi ha esigenze differenti. Le diversità possono diventare un indicatore per capire se la governance sta funzionando davvero.
L’AI può aiutare a chiarire bisogni, formulare richieste di accomodamento e organizzare il proprio lavoro in modo compatibile col proprio funzionamento mentale. Tradurre il proprio pensiero è rendere più accessibile un’espressione autentica di sé, e questa possibilità deve essere garantita anche alle persone neurodivergenti che possono raccontarsi.
V.L.
Diritto dell’informazione
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