Copilot agisce come un assistente virtuale evoluto e permette a magistrati e personale amministrativo di avvalersi di un supporto basato su Intelligenza Artificiale generativa integrato nell’ecosistema software già in uso. Lo strumento è pensato come supporto operativo per ottimizzare i flussi di lavoro di magistrati e cancellerie, alleggerendo attività ripetitive e di organizzazione documentale, consentire una maggiore concentrazione sull’attività giurisdizionale e di aumentare velocità ed efficienza nelle attività.
L’utilizzo in tribunale e in procura si focalizza su: sintesi di atti voluminosi con estrazione di punti salienti e date chiave; analisi documentale e ricerca rapida all’interno di depositi digitali complessi, redazione di bozze di atti amministrativi o documenti di routine; trascrizione e verbalizzazione come ausilio nella conversione e organizzazione dei contenuti in udienze o interrogatori.
L’associazione di magistrati Area democratica per la giustizia ha però espresso perplessità su questi utilizzi: Copilot entrerebbe in un vuoto di maturità organizzativa, in quanto mancano linee guida operative condivise, criteri di utilizzo consapevole e percorsi di alfabetizzazione specifica. Il risultato è che la tecnologia diventa oggetto misterioso, perché percepita come estranea a un sistema non preparato ad accoglierla.
Dopo le polemiche iniziali e in risposta ai dubbi sollevati dalle toghe, il Ministero della Giustizia ha precisato in una nota che l’introduzione di Copilot negli uffici giudiziari non prevede un’adozione generalizzata, ma una fase di sperimentazione volontaria. Il Ministero, sempre nella nota, chiarisce che l’uso di Copilot è consentito solo nell’ambito della giustizia e che le interazioni sono limitate ai contenuti ministeriali o, solo su scelta consapevole, anche a funzionalità di consultazione esterna.
L’AI nei tribunali italiani è già realtà, ma la tecnologia è arrivata prima della maturità organizzativa che dovrebbe governarla. Ci sono le linee guida del CSM e chiarimenti ministeriali, ma il problema resta lo stesso: senza formazione e presìdi di governance, l’innovazione rischia di essere controproducente.
V.L.
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