L’avvento dell’AI nella medicina sta diventando sempre più realtà. L’idea di usare sistemi più sofisticati di quelli precedenti, che sappiano leggere milioni di dati e referti, fa sperare di riuscire ad ottenere con maggiore probabilità e accuratezza le diagnosi, soprattutto quelle di tumori. La percezione che i medici hanno nell’adozione dei sistemi AI non è univoca: una parte della comunità scientifica teme che a causa di ciò le figure professionali del settore ricoprano un ruolo marginale; altri invece supportano positivamente una piena integrazione di queste tecnologie, che hanno la capacità di elaborare diagnosi più certe. Quello che sicuramente si può affermare su questi sistemi tecnologici è che siano uno strumento in grado di supportare il medico nel suo lavoro, senza sostituirlo nelle sue decisioni.
Nella prevenzione al tumore al seno, gli strumenti a cui i medici si affidano seguono i modelli di Clairity del Texas, di DeepHealth del Massachusetts e di BosomShield della penisola iberica. Come funzionano? Vengono analizzati e confrontati i dati grezzi, ossia le mammografie di migliaia di donne, per essere in grado di individuare le micro-trame di tessuto, che a distanza di anni, possono portare all’insorgere del tumore. Quanto sono validi questi strumenti? I ricercatori hanno evidenziato un’accuratezza che va oltre il 70%, tuttavia nessun modello è stato utilizzato su tutte le tipologie di pazienti ed emergono ancora risultati retrospettivi difficili da tradurre nella pratica clinica.
In ambito oncologico, si stanno studiando altri algoritmi capaci di individuare patologie, che interessano i polmoni, il rene e il cuore. Per esempio, alcuni modelli del Massachusetts Institute of Technology sono in grado di riconoscere il rischio di tumore al polmone anche nei non fumatori.
L’adozione dell’AI sta rivoluzionando il futuro dei sistemi sanitari di molti paesi, tra cui quello italiano. Infatti, il loro utilizzo permette di offrire screening, risonanze magnetiche, consulenze oncologiche e una valutazione farmacologica preventiva alle donne che ne hanno bisogno e per chi corre pochi rischi evitare di fare esami inutili e/o costosi. Inoltre, la loro integrazione potrebbe garantire una prevenzione più equa, priva di alcuna influenza culturale e biologica.
C.Z.
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