L’era della tolleranza incondizionata verso gli errori dei chatbot sembra giunta al termine, almeno sul fronte della tutela del consumatore. L’Antitrust ha avviato un’azione diretta mettendo in guardia tre delle principali piattaforme di Intelligenza Artificiale generativa operanti sul mercato. Al centro dell’intervento dell’Autorità c’è la richiesta perentoria di inserire avvertimenti “adeguati”, visibili e facilmente comprensibili da parte degli utenti, volti a segnalare il fenomeno delle cosiddette “allucinazioni”, ovvero la tendenza degli algoritmi a inventare fatti o fornire risposte totalmente errate spacciandole per verità assolute.
Per il momento, l’azione del Garante non si è tradotta in sanzioni economiche, assumendo piuttosto la forma di una diffida costruttiva. Le aziende coinvolte hanno risposto collaborando e assumendo l’impegno formale ad aumentare la trasparenza dei propri servizi. L’obiettivo dell’Antitrust è evitare che i cittadini utilizzino questi assistenti virtuali prendendo per buone informazioni sensibili — magari in ambito legale, finanziario o medico — senza essere adeguatamente informati dei limiti intrinseci della tecnologia e della fallibilità intrinseca dei modelli linguistici.
Questo provvedimento segna un passo importante nella regolamentazione pratica dell’AI in Italia. Non si contesta lo strumento in sé, ma il modo in cui viene presentato al pubblico: la trasparenza diventa il requisito fondamentale per garantire una concorrenza leale e una scelta consapevole. Nei prossimi mesi, le interfacce delle piattaforme dovranno quindi cambiare, esibendo disclaimer non più nascosti nei lunghi contratti sui termini di servizio, ma ben visibili durante l’uso quotidiano, ricordando a chiunque che, dietro la fluidità del testo, l’errore della macchina è sempre dietro l’angolo.
F. T.
Diritto dell’informazione
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