Il 3 gennaio scorso, nelle ore immediatamente successive all’annuncio della cattura del presidente del Venezuela Nicolás Maduro, mentre le agenzie internazionali cercavano fonti, contesti e provavano a spiegare le implicazioni geopolitiche dell’evento, i social network avevano già prodotto una loro versione della storia: una foto realizzata con AI.
Si tratta di immagini e video che mostrano il presidente venezuelano in pigiama bianco all’interno di un aereo cargo militare. Le immagini hanno fatto rapidamente il giro del web, e sono state viste da 14 milioni di persone. Anche se le successive verifiche effettuate da fast-checkers anche tramite strumenti come SynthID di Gemini e report hanno rivelato che alcune delle immagini più virali contenevano watermark e artefatti tipici della generazione AI, la loro diffusione aveva ormai già inciso sulla percezione dell’evento.
Secondo diversi analisti, si tratta infatti di uno dei primi casi in cui media sintetici su un leader politico globale sono stati prodotti e circolati mentre la notizia era ancora in divenire, anticipando fatti, verifiche e narrazioni ufficiali. Il dato rilevante è la collocazione temporale di queste immagini false. I deepfake, anziché arrivare in un secondo momento per commentare o deformare l’evento, si presentano durante o addirittura prima che i fatti siano pienamente realizzati e compresi. L’Intelligenza Artificiale, nella costruzione immediata del presente, compete con il giornalismo e con le istituzioni informative senza curare gli aspetti legati alle memorie del passato.
È probabilmente la prima volta che la disinformazione fatta con l’AI viaggia in tempo reale di pari passo con un evento storico. Il caso Maduro è significativo: la cronaca non è più il primo livello di sedimentazione della realtà pubblica. L’immagine sintetica è ciò che arriva subito, prima ancora della parola, del contesto e della verifica. E spesso è proprio l’immagine sintetica a rimanere più impressa nell’immaginario collettivo.
V.L.
Diritto dell’informazione
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