L’Europa riprova a cambiare le regole del gioco digitale: non più solo contenuti da moderare, ma interi modelli di business da mettere sotto accusa. Nel suo intervento a Copenaghen, Ursula von der Leyen ha annunciato una stretta dell’Unione Europea contro le piattaforme social, accusate di trasformare l’attenzione di bambini e adolescenti in una merce da monetizzare.
La Presidente della Commissione Europea ha indicato TikTok, Meta e X come casi esempio di un problema più ampio. Per quanto riguarda TikTok, Bruxelles contesta meccanismi come scorrimento infinito, autoplay e notifiche push, considerati capaci di trattenere gli utenti più giovani online per tempi sempre più lunghi. Per Meta, invece, l’attenzione si concentra su Instagram e Facebook, che secondo la Commissione non applicherebbero in modo efficace il limite minimo dei 13 anni. A fine aprile, Bruxelles aveva già formulato conclusioni preliminari contro Meta proprio su questo punto.
Il dossier riguarda anche X, sotto esame per i rischi legati all’integrazione di Grok, lo strumento di Intelligenza Artificiale associato alla piattaforma, in particolare per la possibile creazione e diffusione di immagini sessualizzate e manipolate, i deepfake.
La nuova offensiva dovrebbe confluire nel Digital Fairness Act, atteso entro la fine dell’anno, che punta a vietare pratiche manipolative, funzioni addictive, marketing ingannevole degli influencer e trappole degli abbonamenti. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di un’età minima più rigida per accedere ai social.
L’obiettivo, adesso, sarà trasformare l’allarme in regole efficaci: proteggere i minori senza chiudere loro le porte del mondo digitale.
L. P.
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