I social network sono nati come realtà virtuali di socializzazione ed espressione ma il loro rapido sviluppo ha avuto un forte impatto sulla psiche dei più giovani, facilmente influenzabili. Questo sta innescando un nuovo sentimento nelle istituzioni internazionali che hanno iniziato a muoversi e interrogarsi sulle possibilità di protezione e salvaguardia dei ragazzi verso il libero accesso a determinate piattaforme online.
A livello globale ancora non esiste una legge uniforme su tale argomento ma in molti Paesi si sta puntando sui limiti di età.
Uno dei primi territori ad aver assunto il divieto di accesso ai minori di 16 anni è l’Australia: dopo un’attenta analisi sociale è emerso come nei più piccoli i social diventano una reale e preoccupante forma di dipendenza definita dal Ministro delle Comunicazioni Anika Wells come ‘cocaina comportamentale’. L’obiettivo è quello di prevenire un uso eccessivo e continuo delle piattaforme digitali che favorisce dinamiche assimilabili a una dipendenza, oltre a ridurre il rischio che i minori entrino in contatto con materiali non adatti alla loro età o diventino un bersaglio di fenomeni come il cyberbullismo. Nello specifico il divieto australiano ha imposto alle principali piattaforme digitali la rimozione di tutti gli account appartenenti a utenti sotto i 16 anni. I social che non seguono la legge possono incorrere in sanzioni fino a 50 milioni di dollari australiani. Non si tratta di un’iniziativa isolata perchè in altri Paesi si stanno elaborando norme simili.
Dopo l’introduzione del divieto australiano anche in Europa alcuni Paesi hanno iniziato a valutare l’introduzione di tali restrizioni. La Danimarca vuole vietare l’accesso ai minori di 15 anni disponendo di un sistema di identità elettronica che prevede di introdurre un’app per la verifica dell’età. Inoltre, sono stati destinati circa 160 milioni di corone per altre iniziative a tutela dei minori.
Simili sono le azioni che si stanno attuando in Francia e in Italia con il limite di 15 anni e ulteriori divieti per i ‘Kidinfluencer’ ovvero la presenza di bambini e ragazzi minorenni diventati veri e propri influencer social con milioni di follower.
Per la Spagna invece la limitazione di età è di 16 anni mentre l’accesso ai social è di 14 anni per contenuti che potrebbero essere inappropriati.
In Grecia sono stati vietati gli smartphone durante le ore scolastiche ma non sono ancora arrivati ulteriori risvolti. Simile è la situazione in Germania con una petizione che sta girando per fissare la limitazione di età a 16 anni.
Nello stato della Virginia (Stati Uniti) è entrata in vigore la legge secondo la quale dal primo gennaio viene introdotto un limite di tempo di un’ora al giorno per l’uso dei social media per tutti i minori di 16 anni. Tale misura ha ottenuto un’approvazione unanime da parte dell’assemblea generale dello Stato.
In conclusione, i social media sono costruiti per catturare e trattenere l’attenzione attraverso dinamiche strategiche che favoriscono un uso intenso e ripetuto. Cresce la consapevolezza dei loro possibili effetti negativi sul benessere degli adolescenti e le preoccupazioni legate all’apprendimento e alla salute mentale rendono evidente la necessità di un cambiamento che possa portare ad una nuova educazione digitale.
J. S.
Diritto dell’informazione
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