Questa tecnologia si sta evolvendo da semplice strumento digitale a compagna costante, capace di simulare empatia e comprensione. Il pericolo concreto è che l’algoritmo si trasformi in un confidente ideale che non giudica mai ed è sempre disponibile. Insomma, un rifugio sicuro che può spingere i minori a sviluppare un legame affettivo nei confronti della macchina.
Per un adolescente che sta ancora costruendo la propria identità, questo tipo di relazione può generare dipendenza emotiva influenzando negativamente il sonno, la concentrazione e l’autostima. Soprattutto, tale legame rischia di rendere i rapporti umani più faticosi e meno appaganti rispetto a quelli che si creano immediatamente e facilmente con i bot. I dati confermano l’urgenza del problema: circa il 42% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ammette di aver utilizzato l’AI per cercare supporto in momenti di solitudine e ansia, o per ricevere consigli su temi come sentimenti, scuola e lavoro.
In questo scenario, è fondamentale che le istituzioni intervengano con normative specifiche. L’obiettivo è introdurre sistemi di verifica dell’età e limiti alla memoria delle conversazioni, soprattutto quando queste comportano un coinvolgimento emotivo rischioso.
Proteggere i minori non significa, quindi, vietare loro l’utilizzo dei media ma renderli consapevoli dei pericoli che si nascondono dietro gli schermi. È necessario un percorso educativo che parta dalla famiglia e prosegua nelle scuole per evitare che i ragazzi abusino delle tecnologie e si isolino in una bolla virtuale. La sfida principale resta quella di trovare un equilibrio che permetta ai giovani di abitare e governare lo spazio digitale con consapevolezza, mantenendo il contatto e il legame con la realtà.
F.B.
Diritto dell’informazione
“Diritto dell’informazione: la bussola per orientarsi tra notizie e giurisprudenza.”
Continua a seguirci!

















