L’Intelligenza Artificiale sta attraversando una nuova frontiera tecnologica controversa e affascinante allo stesso tempo: da un lato offre nuove forme di memoria, strumenti in grado di conservare frammenti di identità e modi innovativi di elaborare il lutto; Dall’altro solleva interrogativi etici profondi sul rapporto tra vita, morte e tecnologia.
L’ultima novità lanciata da poco è l’app “2Wai”, un programma di Intelligenza Artificiale che ricrea l’avatar dei defunti permettendo di instaurare conversazioni sia scritte che parlate. Il video di promozione dell’app ha generato svariate opinioni, per la maggior parte critiche, che hanno definito l’intenzione demoniaca e disturbante. Ciò che preme di più all’opinione pubblica online riguarda domande più profonde che toccano una sfera dell’emotività umana molto delicata. È corretto trasformare il dolore della perdita in business? È il bisogno interiore che spinge le persone a voler scaricare l’applicazione e ad acquistare i vari avatar disponibili il cui prezzo aumenta rispettivamente alle funzionalità che si vogliono sbloccare del proprio caro defunto.
L’applicazione 2Wai è stata creata in California dall’ex attore canadese della Disney Calum Worthy insieme ad altri co-fondatori. Il video di presentazione narra in sequenze temporali la vita di un bambino di nome Charlie quando ancora era nella pancia della madre, la quale si rapporta con la nonna dall’app. Una volta diventato adulto Charlie racconta alla nonna digitale che lui diventerà papà, con la commozione di quest’ultima. Per riuscire a configurare la persona defunta basta inserire su 2wai un video di 3 minuti della persona defunta per riuscire a crearne l’avatar. Il video in pochi giorni è stato visionato da più di 40 milioni di persone.
Il lutto è una tematica molto delicata e difficile da affrontare, la diffusione di tali applicazioni obbliga a ripensare a concetti come identità, autenticità e consenso. Chi decide cosa può essere ricostruito di una persona che non c’è più?
J.S.
Diritto dell’informazione
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