Conoscere e comprendere il valore delle infrastrutture che sostengono le nuove tecnologie costituisce una necessità, sia perché sono parte integrante delle strategie industriali sia perché determinano la competitività tra i Paesi del mondo. Da un lato ci sono molti Paesi europei, come Irlanda, Paesi Bassi e Germania, che stanno ripensando gli approcci a queste infrastrutture in modo sostenibile, ottimizzando le proprie strategie; dall’altro c’è l’Italia, che si trova un passo indietro ancora ferma a discutere su temi autorizzativi.
Nel nostro Paese, è stato fatto un disegno di legge volto a costruire un quadro normativo organico e chiaro sui data center, riconoscendo la loro strategicità e intervenendo in diverse aree (urbanistica, energia, ambiente e profili giuslavoristici). Lo scopo di questa norma è incrementare nuovi investimenti e rafforzare la competitività del Paese nel digitale. Tuttavia, l’iter legislativo di questa legge è stato interrotto dalla Ragioneria dello Stato per la presenza di problemi tecnico-contabili: infatti è stato necessario modificare alcuni passaggi della legge che potevano creare oneri per lo Stato privi di una copertura adeguata o difficilmente quantificabili. A ciò si aggiunge anche la necessità di uniformare le azioni dei Ministeri e delle realtà comunali per favorire una piena coordinazione interna nel ridurre le incertezze regolatorie che ostacolano la costruzione di data center.
Recentemente la situazione si è sbloccata grazie alle votazioni di emendamenti specifici che modificano gli errori e le mancanze presenti in precedenza, per costruire una normativa che garantisca le condizioni per poter crescere in questo settore.
Infatti, nonostante questi “incidenti di percorso”, l’Italia ha delle grandi potenzialità strutturali (posizione geografica, cavi sottomarini collegati agli snodi della connettività globale, la grande capacità energetica) che le consentono di poter essere alla pari degli altri Paesi e di competere con loro.
La missione dei prossimi mesi sarà accelerare il processo, evitando ritardi ulteriori, così da ottimizzare le strategie, aumentare la competitività e mettere il settore dei data center al servizio dei cittadini e del territorio.
C.Z.
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