Adesso è tempo di scendere in strada. Se il tema del 2026 è “Essere Progetto”, ci sono due luoghi a Milano dove questa filosofia smette di essere un manifesto teorico per diventare un’esperienza a tutti gli effetti. Da un lato il respiro collettivo di Anima Mundi, dall’altro l’iper-personalizzazione algoritmica di Your Own Universe (Y.O.U.). Due installazioni che chiariscono una volta per tutte come l’Intelligenza Artificiale non sia qui per sostituire l’uomo, ma per amplificarne i sensi.
Nella Sala dell’Organo della Fondazione Istituto dei Ciechi, Dotdotdot e Geely presentano Anima Mundi, un’installazione site-specific che porta il suono al centro dell’esperienza. Alla base sonora si sovrappone un sistema visivo composto da 5 velari monumentali, membrane reattive che traducono la presenza dei corpi in variazioni continue: la dimensione percettiva precede quella visiva, guidando il visitatore in un ambiente in cui immagine e suono si alimentano in maniera reciproca e progressiva. Quello dell’ anima mundi infatti è un concetto della filosofia platonica che indica la vitalità della natura nella sua totalità, assimilata ad un unico organismo vivente. Allo stesso modo anche l’installazione si comporta come un organismo, capace di modificarsi in tempo reale attraverso l’interazione tra elementi umani e non umani: non c’è una separazione tra chi osserva e ciò che viene osservato, ma il visitatore diventa parte del sistema e contribuisce alla sua evoluzione.
Pochi passi più in là, nel cuore del Brera design district, dalla collaborazione tra glo Hilo e Numero Cromatico nasce Y.O.U. – Your Own Universe, un’installazione immersiva nel chiostro di Palazzo Moscova, un’esperienza multisensoriale in continua evoluzione. Al centro del cortile, un oracolo algoritmico condivide visioni sul futuro, facendo dialogare il linguaggio umano con l’intelligenza artificiale e invitando il pubblico a diventare protagonista. Il risultato è che lo spazio non si osserva, si vive: ad ogni causa corrisponde un effetto, ogni interazione dà vita ad una narrazione che ridefinisce il rapporto tra l’individuo e la collettività, tra il corpo e la tecnologia.
In definitiva, che ci si perda nel respiro corale di Anima Mundi o ci si lasci sedurre dalle visioni personali di Y.O.U., il messaggio di questo Fuorisalone 2026 è cristallino: il design non è più un monologo dell’architetto, ma un dialogo aperto dove l’intelligenza artificiale agisce da ponte. Queste installazioni ci dimostrano che la tecnologia, quando è ben progettata, non ci allontana dalla nostra umanità, ma la mette ancora più in risalto, rendendoci parte attiva di un organismo che muta con noi. Ma non illudetevi che sia finita qui: se pensate che queste siano solo “belle luci e bei suoni”, vi state sbagliando, perché c’è molto altro da scoprire. Avete già le scarpe giuste o state ancora cercando di capire in quale distretto vi trovate? Il meglio deve ancora venire.
L. P.
Diritto dell’informazione
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