Nel mondo digitale che cresce insieme ai più giovani, la tutela dei minori online si conferma una sfida tanto urgente quanto complessa. Tra app, piattaforme di gioco e social network, bambini e adolescenti navigano ogni giorno in spazi progettati spesso più per attrarre che per proteggere. È in questo contesto che si inseriscono i risultati dello Sweep 2025 del Global Privacy Enforcement Network (GPEN), un’indagine internazionale che accende i riflettori su luci e ombre della protezione dei dati personali dei minori.
A dieci anni dal primo monitoraggio del 2015, il panorama appare profondamente mutato. Da un lato, si registra un aumento delle misure di sicurezza: crescono i sistemi di verifica dell’età e l’attenzione dichiarata alla privacy. Dall’altro, però, emergono criticità significative. Sempre più servizi online richiedono ai giovani utenti la condivisione di dati personali per accedere a funzionalità complete, spesso senza adeguate garanzie. Ancora più preoccupante è il fatto che molti dei meccanismi di protezione risultino facilmente aggirabili, esponendo i minori a contenuti inappropriati e a trattamenti di dati potenzialmente rischiosi.
L’indagine, condotta da 27 Autorità di protezione dati nel mondo, tra cui quella italiana, ha analizzato 876 tra siti web e applicazioni mobili. I risultati evidenziano come la progettazione di molte piattaforme non tenga ancora sufficientemente conto delle esigenze specifiche dei minori. Eppure, il principio della “privacy by design” – integrare la protezione dei dati fin dalla fase di sviluppo – resta uno strumento fondamentale per garantire ambienti digitali più sicuri.
Lo Sweep non ha solo una funzione diagnostica, ma anche educativa e preventiva: mira infatti a promuovere una maggiore responsabilità tra i titolari del trattamento e a rafforzare la cooperazione internazionale.
In un ecosistema digitale in continua evoluzione, proteggere i più giovani non può essere un’opzione. Richiede impegno, innovazione e una visione condivisa: perché il diritto alla sicurezza e alla riservatezza non ha età, ma il suo rispetto inizia proprio dai più piccoli.
L. P.
Diritto dell’informazione
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