L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nell’università si fa sempre più spazio e ciò che resta da capire è l’uso che se ne vuole fare in Italia. Il confronto che emerge con gli USA mostra un divario tra le due realtà. Mentre negli Stati Uniti sono già un passo avanti poiché hanno capito che l’AI va usata con consapevolezza e senza abusi, noi ci stiamo ancora domandando se sia un nemico da arginare o un’alleata che può tornare utile.
Nelle università americane l’Intelligenza Artificiale viene addirittura inserita all’interno dei corsi in modo da renderla una risorsa educativa invece che qualcosa di cui avere timore. Agli studenti viene infatti consegnato un documento dettagliato chiamato AI Disclosure Statement. Si tratta di una sorta di contratto sociale integrato nel programma di studio che sottolinea l’importanza di usare l’AI in maniera profittevole e trasparente all’interno delle aule.
Per far sì che gli studenti imparino davvero a fare questo tipo di uso e per evitare che qualcuno provi a barare vengono utilizzati dei software, gli AI detectors, capaci di bloccare il plagio e individuare chi tenta di bypassare il sistema. La cosa sorprendente è che anche a coloro che non si sono comportati onestamente viene data la possibilità di discutere il regolamento con i docenti esprimendo la propria opinione in modo democratico.
In sintesi, l’obiettivo non è abolire l’Intelligenza Artificiale ma imparare a governarla in modo che possa accompagnarci e aiutarci senza mai sostituire l’intervento umano. La riflessione ruota intorno all’etica e alla trasparenza perché solo con questo tipo di approccio strumenti così potenzialmente rischiosi possono trasformarsi in qualcosa di positivo se usati nella giusta maniera.
F.B.
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